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“L’Emilia è ancora scossa, diamoci una mossa!”

Il mio viaggio tra le terre del modenese colpite dal sisma della scorsa primavera. Le testimonianze di chi ha perso tutto.

 

Il duomo di Mirandola

Il duomo di Mirandola

Ho visto gli alberi alzarsi e abbassarsi, manco fossero posti su di un lenzuolo sbattuto, anche la strada si è inarcata facendo saltare letteralmente in aria un Tir, è stato veramente terribile”.

Di simili racconti, a Medolla, se ne sentono da ogni bocca. Il terremoto dello scorso Maggio ha letteralmente spaccato in due l’esistenza di molte persone.

Prima, la vita ordinaria di un operoso palmo d’Italia, dopo quella delle macerie e dei campi di accoglienza della protezione civile.

Quando, a bordo della mia Peugeot 206, mi sono imbattuto nella prima casa sgretolata nell’area di Mirandola, mi sono accorto di quanto le macerie, viste sul posto, non facciano lo stesso effetto di quelle viste in televisione. Mozzano il fiato.

La strada che porta a Medolla, piccolo comune modenese colpito avidamente dal sisma, è un muro crollato dopo l’altro, e, ciò nonostante, è difficile abituarsi alla distruzione, senza spalancare gli occhi del proprio stupore, curva dopo curva.

I container sono posti ordinatamente in un’area vicino al parco comunale: bianchi e simili ai capannoni delle piazze cittadine in cui si vendono libri usati o scontati.

I servizi igienici sono condivisi come quelli dei campeggi.

I campi di accoglienza della protezione civile a Medolla

Le terra ruggisce, e le case, pagate e arredate con sacrifici e mutui decennali, crollano nell’incredulità. Da un giorno all’altro, ciò che era normale diventa un lusso da sognare la notte. Le prospettive future di queste persone? Perse nell’ignoto di una situazione che potrebbe anche durare per anni. Impossibile non rabbrividire nell’empatia, impossibile non sentirsi fortunati a vivere lontani da quel sottosuolo febbricitante.

Ho già trascorso tre mesi in tenda, ma il brutto arriverà adesso con il freddo dell’inverno”, mi ha detto uno. “Risarcimento per calamità naturale? Non è arrivato niente! Al momento dobbiamo dire grazie solo ai vigili del fuoco che ci hanno aiutati tanto. Sono stati degli angeli”, commenta un altro, sventurato ma sorridente.

Perché gli Emiliani sono persone difficili da sconfiggere. Il terremoto ha tolto loro la casa, ma non ne ha cancellato la tradizionale affabilità e l’incrollabile ottimismo.

“Durante i giorni del terremoto mangiavo con la porta aperta – ha continuato – il tavolo tremava, le posate tremavano e io mangiavo di fretta, pronto a scattare fuori nel caso ci fosse stata una scossa potente”.

Nei racconti degli abitanti di Medolla il 2012 arriva addirittura a fondersi con avvenimenti da storie di altri tempi: “Aziende e negozi sono andati distrutti. Fortunatamente la speculazione non è stata eccessiva… il panettiere XXXXX ci vendeva il pane a dieci volte il suo prezzo! Lo hanno lasciato aperto giusto perché era tempo di emergenza, poi quando le cose sono migliorate è stato multato e gli hanno mandato i controlli… invece l’altro panettiere XXXXX ha distribuito il pane gratuitamente a tutti, per due giorni. E questo la gente se lo ricorderà, anche quando la situazione migliorerà…”.

 

Il centro di Mirandola

La notte sono stato ospitato dagli zii di un mio amico, Marcello, in una casa di San Possidonio, paesino limitrofo a Mirandola, epicentro del sisma. “E’ stato devastante – mi ha raccontato lo zio di Marcello – questa casa scricchiolava e si sbriciolava come se fosse stata una pannocchia stritolata, mi sono fiondato fuori e mi sono meravigliato che fosse ancora in piedi”.

Il giorno dopo ho fatto colazione con il mio amico nel centro di Mirandola, città divenuta simbolo dello sciame sismico. “Ci rialzeremo, ma così è veramente dura – mi ha detto Marcello – Negli ultimi mesi abbiamo subito quasi 2000 scosse. La terra trema ancora, e pare che ci sia un’altra zolla che può rompersi, oggi come tra duecento anni”.

Una spada di Damocle che pende sul palazzo comunale (tenuto in piedi dalle impalcature), sui muri crepati delle case e sullo splendido duomo che fu, e che ora è letteralmente scoperchiato, contornato da macerie e avvolto dalla polvere sollevata dalle scavatrici.

Il municipio di Mirandola

 

Ma le disgrazie non vengono mai da sole. Così, oltre alle ferite inferte dal terremoto, gli Emiliani devono subire anche le beffe del decreto legge n.59 del 15 maggio 2012 – emesso prima del sisma Emiliano – per cui i danni derivanti da calamità naturali, ivi compresi i terremoti, sono a carico dei cittadini. Una legge per cui lo Stato risarcisce in virtù dell’entità della scossa e non dei danni effettivamente procurati. Come a dire, “crollo per crollo, speriamo in un terremoto di alta scala, almeno se la mia casa cade, lo Stato me la ricostruisce”.

Il decreto legge sciagurato è comunque avvolto nella nebbia del “non lo applicheremo per l’Emilia”. Un buon proposito che, a quanto raccontano i diretti interessati, per ora, è soltanto tale.

Le crepe sul muro di un palazzo del centro di Mirandola

Mi sono rimesso in macchina per tornare a Milano, e il navigatore satellitare ha pensato bene di farmi prendere l’autostrada a Carpi, immettendomi in un dedalo di strade panoramiche.

Un involontario “tour” del sisma, che mi ha portato innanzi ad altri container, cumuli di macerie, sassi, tegole rotte, pareti sventrate e tubi mozzati. E ancora tende, tende ovunque. Da quelle della protezione civile, a quelle da campeggio, montate in ogni minimo spazio di terra libero: dal giardinetto pubblico, al semplice prato a bordo delle strade cittadine.

Riporto lo slogan pensato dagli abitanti di Medolla: “L’Emilia è ancora scossa, diamoci una mossa!”

 

 

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