Cenni biografici e autobiografici

BIOGRAFIA ARTISTICA SINTETICA

Marco Di Noia è un cantautore e giornalista milanese, con due lauree in materie umanistiche e un dottorato in culture e letterature comparate, caratterizzato da una forte propensione alla sperimentazione, ai concept-album e una particolare voce di quasi quattro ottave di estensione vocale. Dopo alcuni singoli, un Ep e alcuni premi, nel 2018 pubblica Elettro Acqua 3D, innovativo concept app-album per cellulari, patrocinato da Amref Health Africa, e si esibisce in pionieristici concerti in 3D audio. Con Leonardo da Vinci in pop, pubblicato nel 2019, Marco porta gli strumenti ideati dal genio rinascimentale a suonare per la prima volta con quelli moderni. Il singolo dell’album Stella del pop viene scelto come colonna sonora del videogioco La corsa di Leonardo ideato dall’Amministrazione del Comune di Milano, mentre il videoclip del brano viene parzialmente girato innanzi all’iconico “Cavallo di Leonardo”, su concessione dell’Ippodromo San Siro. Da ottobre 2020 collabora con il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano in materia di musica, design e innovazione tecnologica. Da ottobre 2020 collabora con il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano in materia di musica, design e innovazione tecnologica.

INFANZIA, UNIVERSITA’, LAVORO E VITA PRIVATA

I primi anni di Marco di Noia
Io da bambino

Nacqui a Milano il 4 luglio 1980, da papà Savino di Noia e mamma Rita Di Capua, nell’ex-ospedale Principessa Jolanda, affacciato su Piazza Santa Maria delle Grazie. Alle elementari mostravo talento nel disegno a mano libera, alle scuole medie dipingevo, al Liceo Scientifico scrivevo poesie e componimenti satirici, spiccando in filosofia. Amavo cantare, per diletto, e mi piaceva giocare a pallone.

Ho trascorso nove anni in università, laureandomi in Scienze della Comunicazione, quindi in Giornalismo ed Editoria, con una tesi relazionata dal Rettore della IULM e Presidente dell’Unesco, prof. Gianni Puglisi. Infine ho conseguito, da borsista, un Dottorato in Culture e Letterature Comparate, trascorrendo cinque mesi del triennio alla Cardiff University, e uno a Oxford, dove la mia ricerca sulla mitologia e la letteratura fantastica nelle opere di JRR Tolkien fu supportata da tre college e dalla Bodleian Library.

Articolo su Tolkien di Marco di Noia
Un mio articolo biografico su JRR Tolkien

Sin dai primi anni universitari ho parallelamente lavorato come giornalista, in ambito calcistico, per varie testate ed organizzazioni, tra cui il comitato regionale lombardo del CONI. Quindi nel 2010 ho iniziato a collaborare da giornalista con agenzie che a loro volta collaboravano con la FIGC, a cui dal 2012 ho aperto tutti gli account dei social media. Sotto l’egida del progetto Vivo Azzurro ho fatto crescere la community digitale delle Nazionali di Calcio, che oggi conta circa 10 milioni di utenti.

Nel 2018 Francesca ha partorito la mia amata bambina Diana, che si è sommata a una ciurma familiare composta anche dai gatti Gandalf e Arwen, e, prima di loro, da due pappagallini inseparabili, allevati amano e liberi di volare in casa, Jack e Lisa.

Con Francesca e il leone Napoleon

Nel mio cosiddetto tempo libero amo viaggiare, visitare la savana africana e cavalcare. Subisco il forte richiamo dell’avventura, specialmente quando coinvolge gli animali e la natura: sia essa rappresentata da una discesa in gabbia a vedere gli squali bianchi o dall’interazione con leoni e ghepardi. Sembra un ossimoro, ma avverto parimenti il fascino dei bulevard di Los Angeles, delle palme di Santa Monica e dei Pier portuali di San Francisco. Allo stesso modo amo sia gli spazi aperti e sconfinati, che i grattacieli e le vie sature di case e dettagli. Decisamente amo, e ben sopporto, il caldo.

Il servizio fotografico per il primo singolo “Amore Teutonico”

ARTE E MUSICA

Il periodo da interprete

Da bambino, in casa, la musica era in costante diffusione. La radio sempre accesa, e mia mamma (fortunatamente) metteva dischi o cassette di vari cantautori italiani, tra cui Battisti, Dalla, Battiato, De André, Bennato, Graziani, De Gregori, Venditti, Cocciante, Fortis, Guccini, oltre ai vinili dei Beatles e Simon & Garfunkel. Il primo disco che acquistai fu True Blue di Madonna, quindi alle medie m’innamorai perdutamente dei Queen.

Al liceo canticchiavo per diletto, mi piacevano Grignani, gli Articolo 31, Federico Salvatore e la musica napoletana, emanazione di una cultura che apprezzavo anche attraverso gli spettacoli di Edoardo De Filippo, i film di Massimo Troisi o i libri di Luciano De Crescenzo.

A 20 anni, casualmente, mi trovai a vincere una gara di canto in un villaggio turistico in Sardegna, con un brano di Gigi D’Alessio, subdolamente utilizzato per fare colpo sulle animatrici, napoletane.

Con i Claryon, la mia prima band

Mentre studiavo, feci anche una stagione da animatore, ma soprattutto iniziai a cantare in una cover-band, canzoni di Nirvana, Guns ‘n’ Roses, Led Zeppelin, Deep Purple. In quel gruppetto, alla chitarra c’era Giulio Nenna, attuale produttore di Irama, e alla batteria Simone Ferrari, che credo abbia avuto successo come regista di eventi. Un demo dei Claryon – così ci chiamavamo – fu registrato con le tastiere e la fisarmonica di Stefano Civetta, che poi avrebbe passato diversi anni come fonico nella fabbrica dei sogni: gli Abbey Road Studios di Londra.

Le lezioni di canto mi fecero scoprire la voce. Ovvero le mie quasi quattro ottave di estensione vocale, che fecero virare i miei gusti musicali, verso l’opera, il musical e il power metal di André Matos, e le vocalità estese, da Giuni Russo e Antonella Ruggiero a Demis Roussos. Per alcune settimane provai anche con un tributo ai Deep Purple, composto da musicisti senior.

Iniziai a cantare settimanalmente sui palchi delle fiere rionali milanesi, esibendomi anche in un duo di piano-bar con il tastierista Lorenzo Filisdeo, ulteriormente compagno di viaggi e scorribande nei locali dark, metal e rock di Milano.

Rita Di Capua e Marco di Noia
Mia madre con il poster del Jesus Christ Superstar (1974) e io che lo interpeto 34 anni dopo.

Con una compagnia di danza mi esibii sullo storico palco del Teatro Smeraldo cantando “Gethsemane” del Jesus Christ Superstar, quindi su RaiUno, da Fabrizio Frizzi, per via della particolare facilità di canto nei toni da soprano. Stessa prerogativa che, a Cardiff, mi fece vincere una gara di canto con i brani dei Queen, e cantare il “Lascia ch’io pianga” di Hendel, accompagnato da un’orchestra barocca in una chiesa metodista.

Inoltre, tra i vari giri turistici per gli ostelli della gioventù di mezza Europa, presi parte a tre campi di volontariato artistico, in Polonia, Danimarca e Serbia, cantando nei rispettivi festival locali.

Una scena del videoclip “L’Arte di Arrangiarsi”

Il periodo da cantautore tradizionale

Dopo alcuni demo di canzoni in inglese e italiano composte con Giulio Nenna, riuscii a firmare l’agognato contratto discografico, che sfociò nella pubblicazione del singolo Amore Teutonico. Mossi i primi passi nel famigerato mondo cantato da Bennato: di fatto, in successione mi imbattei in gatti e volpi, finendo anche per bruciare un bell’EP, mai pubblicato. Da quel lavoro riuscii tuttavia a estrarre sottovoce il brano In Parlamento, che divenne colonna sonora di due movimenti sardi contro i privilegi dei parlamentari, finendo anche in un servizio del Tg3. In quegli anni, presi parte a due edizioni di Area Sanremo, nebulosa d’eventi per cui il mio brano Hollywoodiano, finì nel catalogo Curci Editore, sostanzialmente a impolverarsi.

Con Laura Monferdini all’ingresso di Via del Campo 29 Rosso a Genova.

L’EP “Marco di Noia”

Nel 2012 decisi di auto-produrmi l’EP cantautorale Marco di Noia, per iscrivermi nelle nuove proposte del Festival di Sanremo; ma, ahimè, per qualche arcano disguido tra il corriere e la mia etichetta McHarmony, la spedizione del plico con il mio videoclip fu messa sul conto dell’organizzazione del festival, che chiaramente lo rimandò indietro, ponendoci fuori tempo massimo per l’iscrizione. Un peccato, in quell’EP, c’erano anche due singoli forti, Rema! e Crisi Superstar, un brano sperimentale Il Valzer del Cappellaio Matto, e Il Sogno di Vertunno, che metteva in musica e parole i quadri di Giuseppe Arcimboldo sugli elementi.

Presentai l’EP live sullo storico barcone delle Scimmie e, nell’occasione, conobbi i proprietari Sergio e Monica, con cui iniziò un bel rapporto di amicizia e stima reciproca. Grazie a loro, nei mesi successivi, feci ascoltare i miei brani a grandi della musica italiana, come Mauro Pagani e Vince Tempera, storicamente associati a due dei miei cantautori preferiti, De André e Guccini. A proposito di “Faber”, ero poi riuscito a far sentire l’EP allo staff di “Via Del Campo 29 Rosso” – l’emporio-museo genovese dedicato al grande artista – che decise di patrocinarlo e farmelo presentare live nelle loro sale.

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In concerto sul Barcone dello storico locale milanese Scimmie

In quei giorni, capitò anche che il patron di Parole e Dintorni, Riccardo Vitanza, intercettò una mia email e prese in cura il mio Ep. In pochi mesi, tra le varie, mi ritrovai nuovamente su RaiUno, a Uno Mattina, ricevetti una lusinghiera recensione dello storico critico Mario Luzzatto Fegiz e tante altre belle parole.

A UnoMattina su RaiUno

Inoltre, i miei due singoli furono ben trasmessi dalle radio indipendenti, e presi pure una menzione speciale dal Premio Letterario “InediTo” al Salone del Libro di Torino, per il testo di Il Ponte della Drina, brano, che sarebbe poi finito in Elettro Acqua 3D. Accompagnato dal pianista Vincenzo Gardani, partecipai a svariati festival ed eventi, dove alternavamo i miei brani a cover, principalmente di De André.

Nell’autunno 2013, la MC Harmony di Manlio Cangelli, mi produsse il singolo L’arte di arrangiarsi, un brano avvelenato sulla considerazione dell’arte in Italia, che non fu promosso, ma che divenne un profetico video-clip: l’ultimo girato alle Scimmie, prima della chiusura del locale, per ragioni affini a quelle da me cantate. Capitolo chiuso.

Al microfono binaurale durante un concerto in 3D Audio

Il periodo da cantautore sperimentatore

Essendo io autodidatta sulla tastiera, e più interessato a scrivere testi e a cantare, che a suonare uno strumento, decisi di collaborare con un musicista più preparato di me, Stefano Cucchi, per un progetto che mirava a rendere musicalmente più colti i miei brani futuri. Si partì nel 2014, con L’essere protesico, un brano che scrissi, dopo avere letto un libro del prof. Augusto Iossa Fasano, per uno spettacolo teatrale, che alla fine si tenne sotto casa mia, nella cascina di mare culturale urbano. Il brano – mai pubblicato – fu arrangiato da Stefano, con la supervisione di Vince Tempera, e i cori di Monica Carletti, ormai ex-proprietaria di Scimmie. Nell’occasione conobbi il fonico Andrea Messieri, con cui iniziammo a lavorare all’album successivo, che inizialmente doveva semplicemente essere un concept sull’acqua. Semplicemente.

In studio con Monica Carletti, Vince Tempera, Stefano Cucchi e Andrea Messieri

L’app-album Elettro Acqua 3D

A 34 anni suonati, ero convinto che per farsi conoscere, servisse qualcosa di mai fatto prima. E di fatto Elettro Acqua 3D, pubblicato dopo 4 anni di lavoro, nell’autunno 2018, si può considerare tale: un viaggio musicale tridimensionale per cuffie, un concept su acqua e viaggio, un’antologia di sintetizzatori e strumenti elettroacustici rari, un’opera ipertestuale con nove ospiti. Chi volesse approfondire la storia può leggerne il racconto che ne feci all’uscita (clicca qui).

Ciò nonostante, uno storico discografico, che mi fece conoscere Monica, seppur affascinato, non prese in carico il lavoro, perché giudicato troppo difficile. E io dovetti inventarmi un modo per distribuirlo, bypassando gli scogli discografici del “bellissimo, ma invendibile”. Nacque così il primo “app-album” italiano per telefonini, da me progettato e realizzato da Fingerlinks, con il supporto di Nino Ragosta, patron di Fantacalcio (ex-Fantagazzetta), che ottenne la primissima licenza SIAE in tal senso.

Elettro Acqua 3D

Questa chiave di lettura, interessò ancora una volta Riccardo Vitanza, che lo promosse sui media e, con cui, da quel momento iniziò un’amicizia, vissuta in svariate cene africane a base di zighinì, aneddoti e tante nuove conoscenze.

Elettro Acqua 3D ebbe grande successo mediatico e venne patrocinato da Amref Health Africa, per le tematiche dei testi, e finì tra i progetti finalisti del Premio Leonardo, per l’innovazione in campo musicale. Divenne anche un vinile azzurro con un booklet sontuoso, grazie a Elettroformati.

Il concerto in 3D audio che ha inaugurato il FIM 2019

I concerti in 3D audio

Elettro Acqua 3D mi diede modo anche di cimentarmi nei pionieristici concerti in 3D audio, con il pubblico in cuffie Silentsystem. Con me suonavano Stefano Cucchi, co-autore del progetto, ed Alberto Cutolo, fonico di mastering dei Massive Arts Studios di Milano, che conoscevo sin dai miei demo con i Claryon.

Il primissimo live, con microfono binaurale e cuffie wireless, fu sostanzialmente un affollato showcase, che tenemmo a mare culturale urbano, a cui invitammo addetti ai lavori e giornalisti, in un certo senso rischiando, perché negli ultimi quattro anni mi ero esibito in pubblico solo tre volte.

In concerto a mare culturale urbano

Quindi il nostro concerto inaugurò il Festival dell’Innovazione Musicale (FIM) del 2019 sul palco del teatro della Regione Lombardia, e partecipò al Meeting degli Indipendenti (MEI) di Faenza, che ci fece suonare in un museo d’arte contemporanea. Nel mezzo un’eccezionale quanto tragicomica avventura in Spagna, che non posso documentare per clausola di riservatezza firmata, e il videoclip del singolo Il Fiume Mara, per la regia di Ale Baldi, girato tra Porta Nuova e City Life.

Innanzi al murales di San Siro realizzato da Arkham

Leonardo Da Vinci in Pop

Per il brano Sirene di Elettro Acqua 3D cercavamo un’arpa classica, e ci rivolgemmo ad Adriano Sangineto, che però suonava l’arpa celtica. Fu quella l’occasione per fare la conoscenza con lui e la sua famiglia di musicisti e liutai. Il padre Michele, ad esempio, tra i tanti strumenti musicali costruiti, aveva riprodotto anche quelli ideati da Leonardo Da Vinci, a partire dai progetti originali. Inizialmente, pensai di inserirli in Elettro Acqua 3D, ma poi, siccome quel progetto aveva già tanta carne al fuoco, optai per tenere l’idea in stand-by. L’occasione si presentò qualche mese dopo, nell’anno del cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo, personaggio a cui sono sempre stato affezionato, essendo io nato a due passi dal Cenacolo.

Immagine tratta dal videoclip “Stella del Pop”

Ad Adriano piacque l’idea e, per la prima volta, gli strumenti musicali leonardeschi furono inseriti in un album di musica pop, fuori da un contesto sonoro rinascimentale, ma con strumenti moderni. Ebbi modo così di conoscere tutta la famiglia Sangineto, compreso lo squisito capofamiglia Michele, che si prestò anche a interpretare Leonardo nei nostri videoclip. A tal proposito, per quello del singolo Stella del Pop, con la regia di Ale Baldi, ricevetti dall’Ippodromo San Siro di Milano la concessione di girare scene innanzi all’iconico Cavallo di Leonardo. Il brano invece, il giorno dopo la pubblicazione di una recensione sul Corriere della Sera, mi fu richiesto dal Comune di Milano, come colonna sonora del videogioco La Corsa di Leonardo, realizzato da due assessorati per i figli dei dipendenti durante il post-lockdown da Coronavirus.

Il videogioco “La corsa di Leonardo”

Il video del remix binaurale per cuffie de L’Uomo Vitruviano lo riprendemmo nella “sala live” dei Massive Arts Studios di Milano – di cui Alberto Cutolo è co-proprietario, simulando un concerto in 3D audio, con pubblico in sala e strumenti di Leonardo. Qualche aneddoto a riguardo: lo registrammo dopo avere in un certo senso messo fretta alla PFM, che stava provando con il rapper Anastasio per il Festival di San Remo, proprio in “sala live”. Inoltre il gruppo di “comparse” a fare da pubblico per il video annoverava tra gli altri anche il celebre pittore Giuseppe Veneziano e il critico musicale Fabio Ricci. Non ultimo, il tg nazionale Studio Aperto di Italia Uno, fece un servizio sul mio progetto, inserendolo anche nei titoli iniziali.

A Studio Aperto su Italia Uno

Per Parigi 1911 realizzai personalmente un atipico videoclip, che fu il mio passatempo durante il lockdown primaverile del 2019. Non potendoci muovere, misi dentro tutte le mie abilità da autodidatta su Photoshop, imparando rudimentalmente a utilizzare Premiere, per l’editing. Il video fu molto apprezzato, evidentemente perché l’aspetto creativo aveva superato le mie lacune tecniche.

Con iCub dell’IIT

La Sovranità dei Robot

I live in 3D audio furono allestiti anche con il supporto logistico del polistrumentista Ace of Lovers, all’anagrafe Giulio Maddaloni, che registrò anche delle parti di omnichord in “Leonardo Da Vinci in Pop”, progetto da cui Stefano Cucchi, compositore di tre brani, aveva deciso di tirarsi fuori. Così Giulio iniziò a collaborare con me e Alberto, sia come performer per il live, che come arrangiatore, o produttore artistico che dir si voglia.

Io intanto avevo avuto un’altra idea, che si inseriva perfettamente nel percorso intrapreso: un EP sui robot, suonato con robot reali. E fortunatamente riuscii a coinvolgere entrambi i robot desiderati: Teotronico, pianista realizzato da Matteo Suzzi e iCub, il robot più evoluto al mondo, ideato e costruito dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Con TeoTronico

Artisticamente volevo che l’album risultasse un po’ meno di nicchia dei precedenti, motivo per cui scrissi personalmente la musica di due brani, e misi le melodie vocali sugli altri due, composti da Alberto Cutolo e Andrea Messieri. Giulio pensò quindi a vestire l’EP in modo moderno e assolutamente calzante.

Live al WMF 2020

Il lavoro diede subito i suoi frutti. Il singolo La Sovranità dei Robot fu da noi portato live con Teotronico, sul main-stage del Web Marketing Festival (WMF), uno dei più importanti festival dell’innovazione a livello mondiale. E io, con immenso senso di gratificazione, divenni collaboratore del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, per arte, musica e innovazione. Il videoclip dell’omonimo singolo fu invece realizzato, con la regia di Massimiliano Chinelli e Luca Bossio, presso le officine di Matteo Suzzi a Imola, coinvolgendo, oltre a TeoTronico, anche RobotKea e Robidone, con lo straordinario cammeo di David Zed, il celebre uomo-robot che negli anni 80 partecipò a un Festival di San Remo e ai programmi di Raffaella Carrà.

Dal backstage del videoclip “La Sovranità dei Robot”