I testi di Elettro Acqua 3D

Acqua!
Il mare per chi non ce l’ha
Il Beach Boy di Ukunda
Il Fiume Mara e legge della savana
Rapsodia Tiberina
Il Ponte sulla Drina
Il Buddha dialoga con Shaka
Sette metri sotto il suolo
L’ultima marcia degli Ent
Perfetta Imperfezione
Piccoli navigli
Sirene
Lete (canone enigmatico)

 

Il viaggio dell’Acqua

Dall’Acqua è nata la vita, dove c’è vita c’è acqua e non si può vivere senz’acqua. Essa è in noi e tutt’attorno a noi, nell’aria e nella terra, come un’entità divina. 

Nella prima tappa del viaggio, l’aria salmastra de Il mare per chi non ce l’ha (N.B. nell’app-album il brano è stato invertito in scaletta con Piccoli Navigli) pervade le oniriche e afose strade estive di Milano, con i suoi personaggi metropolitani e caraibici. Il sogno diventa realtà atterrando tra le palme e la bianche spiagge del Kenya, dove si aggirano in cerca di ignari turisti Il Beach Boy di Ukunda e gli altri mercanti del mare. Dall’oceano all’entroterra kenyota, sulle rive del Fiume Mara, teatro della grande migrazione degli gnu che, a mandrie, si gettano nelle verdi acque di un fiume infestato da coccodrilli e guardie costiere, per raggiungere le distese erbose della calda e ruggente savana occidentale. Si emigra così in Italia, dove il fiume Tevere è teatro di una Rapsodia Tiberina, che cela più di quanto racconta. Passando l’Adriatico giungiamo in Bosnia, al cospetto del Ponte sulla Drina, fiume testimone di massacri in tempo di guerra, ma che ora si gonfia di vento e porta un messaggio di pace. Proseguendo verso est arriviamo all’indiano Gange, sulle cui sponde Il Buddha dialoga con Shaka, riguardo la morte e il trascendente arayashiki. 
La seconda parte del viaggio inizia nelle fogne, Sette metri sotto il suolo, alla corte del Re dei Topi, dove le acque putride scorrono verso l’imparziale giudizio del depuratore. Per poi riemergere nella Terra di Mezzo, sub-creata da Tolkien, e diventare una devastante arma ne L’ultima marcia degli Ent, dovei i giganteschi pastori degli alberi distruggono la grande diga di Saruman e liberano il mondo dal grande parassita umano. Dopo la tempesta la quiete; quella esistenziale delle silenziose acque artiche, illuminate dall’aurora boreale della Perfetta imperfezione dell’animo umano. Quindi il ritorno a Milano, dove i Piccoli navigli di un’antica filastrocca navigano sui Navigli meneghini, tra le strade di una visionaria metropoli oceanica.

Nell’epilogo, l’acqua torna a farsi esistenzialista e mitologica, tra i canti illusori delle Sirene, capaci di salvarti o perderti. Ma, quando si sprofonda inesorabilmente nell’abisso, il raggiungimento dell’ottavo senso ci guida all’Eliseo, sulle enigmatiche sponde di Lete (e ciò avviene solo nella versione stereo dell’album, che adesso non è ancora disponibile! ;).

Acqua
Nel pianto d’oceani cullati sul fondo
da onde materne e giovani venti
crebbe la vita, e con passi lenti
vidi viaggiare sul capo del mondo.

Mani di fuoco, calde e avvolgenti
sciolsero lunghi capelli tra i monti
bianchi di neve e spillati da fonti
danzano all’ombra di verdi giganti.

Nell’abbondanza di cento fontane
nel paradosso di sfarzo e sete
io silenziosa su aride dune

sulle foreste chiassosa e battente
sopra la vasta savana umana
scesi divina, lieve e lucente.

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Il mare per chi non ce l’ha
Il mare per chi non ce l’ha
è un eterno orizzonte di libertà
dove l’acqua e il cielo dividono spazio e pensiero.

E’ sprofondato il Duomo in una baia di pace
e sotto casa nuota già un luminoso delfino che salta
ma si rituffa qui in città, a boccheggiare per l’umidità
crea dipendenza il mare a chi non ce l’ha

Un pirata della strada inseguito da una sirena
sotto questo cielo estivo, cielo di città.
La corrente equatoriale, come la tangenziale
potrà portarlo in salvo ai Caraibi da Capitano Jack.

Il mare per chi non ce l’ha
è un’ora e mezza di viaggio verso Genova
è una nave che parte ad agosto e ti lascia sdraiato in Sardegna

mentre Milano è ancora qua nei suoi chilometri quadri
i grattacieli affondano in un atollo di spiagge da sogno
ma mi risveglio qui in città, a boccheggiare dal caldo che fa,
sembra più azzurro il mare a chi non ce l’ha.

Una flotta di piccioni ormeggiata sui davanzali
sembrano gabbiani, in questo cielo di città.
E la metropolitana nel vento tropicale
risale come il Kraken per fermarsi da Capitano Jack.

Il pirata della strada inseguito dalla sirena
s’inabissa in questo porto, porto di città.
Un agente della stradale, come un lupo di mare
lo pescherà ai Caraibi sulla Perla di Capitano Jack.

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Il Beach Boy di Ukunda
Jambo, jambo, bwana benvenuto in questa spiaggia, sembra il paradiso in terra…
due chilometri di sabbia bianca, hakuna matata!
Vengo da foreste equatoriali, ho attraversato il fiume solo per poterti incontrare.
Anche io ho diritto di mangiare, mentre tu ti godi il mare soleggiato di Ukunda.
Ma nessuno si fida di me, il turista tedesco non c’è, dov’è?
Ma se vuoi fare business con me, alzo il prezzo soltanto perché…

ti porterò sulla luna
con l’aiuto dell’Etiopia
è roba buona!
La fortuna sia con te e con me.
Ti vendo l’olio, l’olio di cocco
dalla Tanzania, è roba buona, muzungu!

Jambo, jambo, bwana benvenuto in questa spiaggia, sembra il paradiso in terra…
pratico una dieta equatoriale ma, hakuna matata!
Vengo da villaggi litorali, ho pagaiato tra le onde per poterti incontrare.
Ci sediamo sotto il sole a contrattare qual è il prezzo per potersi liberare di me.
Ma nessuno si fida…  il turista francese non c’è, dov’è?
Ma se vuoi fare business con me, alzo il prezzo soltanto perché…

ti porterò sulla luna
con l’aiuto di Bob Marley
è roba buona!
La fortuna sia con te e con me.
Bracciali e perle, pietre preziose
dalla Somalia, è roba buona, muzungu!
Asante, asante sana, altro che hakuna, solo matata!

E se mi morde il mamba verde sotto una luna tanto grande
il mio papà mi salva con una polvere magica
anche perché il matatu per Mombasa arriva sempre in ritardo…

anche per colpa di un grande traffico, che brutta roba!
Ma la fortuna sia con te e con me.
Ti vendo foglie di aloe vera
per la tua pelle, è roba buona, muzungu!
Asante, asante sana, tanti matata, ho tanti matata!

Hakuna Matata
sulla spiaggia di Ukunda.
Se ti incontro a Mombasa
Hakuna Matata.
Al turista italiano a Malindi
dico Hakuna Matata
e Kenya Yetu.
Hakuna Matata!

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Il Fiume Mara e legge della savana
Dal Serengeti verso il Kenya
il confine tra la vita e la morte è il fiume Mara.

L’istinto migratorio spinge la grande mandria alla ricerca delle distese d’erba.
Un salto nel fiume, in una zattera d’acqua, col pericolo che nuota anche sotto coperta
e se spalanca la bocca nel Mara si affonda.

Alla fine non c’è
differenza se
sei leone oppure gnu
si fatica
nella savana calda e infinita.

Il confine tra la vita e la morte è il fiume Mara.

Un forte istinto di territorialità, nella savana è l’altra faccia della sopravvivenza.
Difendere i confini di caccia garantisce al branco il diritto di predare la grande mandria
che dal Mara esonda.

Alla fine non c’è,
differenza se
sei leone oppure gnu
si fatica
nella savana…

Karibu savanna ni unchi
inchi ya jua
Simba na wanyama wenzake,
wakilia
Amani sisi tukiwa na shida,
Amani twapata.
Njoo uone / huu mto / wa mara
njoo uonee
Sasa tumefika
Nimkubwa sana
wapendeza sana
njoo uone
simba na
kongoni
vile wakila’aa…

[TRADUZIONE

Benvenuto nella savana
il paese del sole
Il leone
e gli altri animali
si nutrono.
Quando c’è un problema,
la pace la troviamo
vieni a vedere
il fiume Mara
Vieni a vedere
Siamo arrivati,
è molto grande,
vi piacerà molto
Vieni a vedere
Il leone
lo gnu
come si nutrono]

Un forte istinto di territorialità si scontra già con l’esplosione demografica.
L’uomo che abbandona la propria terra assomiglia a una mandria che il fiume attraversa
alla ricerca di piccole o vaste distese d’erba.

Alla fine non c’è,
differenza se
sei leone oppure gnu
si fatica
nella savana calda e infinita.

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Rapsodia Tiberina
Per il grande fiume che divide la città
macchine e pedoni in grande quantità
dalla movida capitolina si fanno conquistar’.

Tipico turista subalpino, io
vado a cacio e pepe e vino.
Il fiume, un gatto, un transtiberino
e una musica… viene da est!

Quanti riflettori ha Roma
da Piazza di Spagna a Cinecittà.
Nell’acqua ‘na sorca vanitosa si mette in posa.

Scarso bevitore subalpino, io
col vino volo come un cherubino
sul fiume, sui ponti e i punkabbestia
e una musica… da Roma est!

Ma quanti sono questi re di Roma?
Da Francesco Totti a Numa Pompilio.
C’era Anco Marzio, ora Don Vito.

Ma
vorrei ‘parla’ romano, ma nun me riesce bene.
Mejo ‘mpara’ er gitano
che de ‘sti tempi forse me conviene.
Du’ petali de rosa sur Tevere stanno a galleggià
e ‘na rapsodia romana, tanto per cantare.

Barcarolo contro corente ora canti fiabescamente
di fotografie virali con carrozze ai funerali.

Tipico italiano rassegnato, già
mi prende in giro tutto l’emisfero:
caciarone, pizzettaro, la lupara in mano!

Ma
è mejo parlà romano, anche se nun me riesce bene.
‘artro che l’italiano
che de ‘sti tempi nun se po’ sentire.
Pure du’ ‘mbriaconi sur Tevere stanno a canticchià
‘sta rapsodia romana, tanto per dimenticare, dimenticare, dimenticare…

Scarso bevitore subalpino, io
col vino volo come un cherubino
sul fiume, sui ponti e… Cinecittà!

Vorrei ‘parla’ romano, ma nun me riesce bene.
Mejo ‘mpara’ er gitano
che de ‘sti tempi forse me conviene.
Du’ petali de rosa sur Tevere stanno a galleggià
e ‘na rapsodia romana, tanto per cantare.

… mejo ‘mparà er gitano
che de’ sti tempi forse me conviene.
Un poco ‘nnammorato anche de ‘sta città
e ‘na rapsodia romana tanto per cantare, e cantare e dimenticare.

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Il Ponte sulla Drina
Laveranno i panni con le acque fredde di smeraldo, fino a renderli invisibili.
Presso il ponte sulla Drina c’è un esercito di donne, sminatrici di memorie torbide.

Con l’inchiostro dei trattati, e il presidio dei soldati, nutriranno i canoni europei.
Ma i pensieri oscuri, quelli, li alimenta la frontiera, mentre la Drina si gonfia di vento…

e scorre nonostante l’odio, viaggia senza passaporto
bagna il viso di un terra che indossa un velo nero come il cielo
ma si riscopre gravida al tramonto di una guerra sterile.

Campanili e minareti, mezzelune e bianche croci hanno condiviso vedove.
Presso il ponte sulla Drina c’è un passato da affogare dentro un fiume di necessità…

che scorre nonostante l’odio, viaggia senza passaporto
bagna il viso di un terra che indossa un velo nero come il cielo
ma si riscopre gravida al tramonto di una guerra sterile.

Amore che mi hai abbandonato all’Odio, che non è passato
Amore forse mi perdonerai, se indosso un velo nero come il cielo.
Ma un canto libero dall’incoscienza questo fiume porterà.

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Il Buddha dialoga con Shaka

(Buddha)
Nel bianco lutto
che arde sul Gange
quale dolore Shaka
il tuo animo piange?

(Shaka)
Il dio Yama raggiunge
ogni essere umano.
Nasciamo per morire e viaggiare invano.

Insieme

(Buddha)
L’Arayashikiè la foce del karma
che non si dissolve ma si trasforma.

(Shaka)
L’ottavo senso è la luce sul karma
che domina ogni mutare di forma.

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Sette metri sotto il suolo
Sette metri sotto il vostro suolo
nell’immenso regno suburbano
vive chi non riesce a risalire
tra i grovigli delle tubature.

Sotto il cielo di quest’alveare (ma quante code)
in cui ronzano le vostre vite (attorcigliate)
scorre l’acqua purificatrice (verso l’ignoto)
quando i panni sporchi ripulite (all’infinito).

Sette metri sotto il vostro naso (non c’è nessuno)
dove non c’è nulla da annusare (che tenga il ritmo)
dove non c’è niente da invidiare (puoi constatare)
non ci sono schiaccianoci o fate… che ballano!

Accalcati in superficie, tanto presi a rosicare.
Lì io vi verrò a trovare.

Se riemergo da quest’acqua reflua, dalle profondità (della mia anima)
mi mimetizzerò nella folla cittadina, incravattato fino a scoppiare!
Non mi piace dover dire di sì, se non mi pare. (Verso la libertà)
meglio sparire nel mio regno sette metri sotto quello superficiale.

Nel sistema di drenaggio urbano
non ci sono scale da salire
ci si lascia solo trasportare
alla corte del depuratore.

Sette metri sotto il temporale (non ci si trova)
dove piovono le vostre voci (con l’acqua in bocca)
sento eserciti di schiaccianoci (a denti rotti)
riprodotti fedelmente uguali… che cantano!

La la la la la la

Costruiti in superficie, tanto presi ad invecchiare.
Io vi vengo ad osservare.

Se riemergo da quest’acqua reflua, dalle profondità (della mia anima)
mi mimetizzerò nella folla cittadina, ridipinto fino a svanire!
Non mi piace dover dire di sì, se non mi pare. (Verso la libertà)
meglio reagire nel mio regno sette metri sotto quello superficiale.

Sette metri sotto il suolo
dove vive il Re dei Topi
non ci si può arrampicare
non ci sono distinzioni
per il gran depuratore
siamo veramente tutti uguali…

…nelle profondità (della mia anima)
mi mimetizzo già tra la folla cittadina incravattato fino a scoppiare!
non mi piace dover dire di sì, se non mi pare. (Verso l’oscurità)
meglio morire, nel mio regno sette metri sotto quello superficiale.

Sette metri sotto il vostro suolo, ci si lascia solo trasportare.
Sette metri sotto il vostro suolo, ci si lascia solo trasportare.
Ci si lascia solo trasportare, ci si lascia solo trasportare…
alla corte del depuratore.

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L’ultima marcia degli Ent
Non sono sempre i grandi a scrivere la storia
anche i più silenziosi hanno la penna in mano.
Ma questa volta no, la scrivono i giganti.
Quando la Terra trema, marciano gli Ent

contro l’inquinamento, la deforestazione
il traffico illegale di scorie radioattive
gli orchi di Saruman, le armi di distruzione.
Quando la corda si spezza, marciano, marciano gli Ent.

L’indolenza è la rovina del domani.
Ciò che ancor non è, non ci dà motivazioni.

La sentenza è stata pronunciata
senza possibilità di resa, perché
il vero flagello del pianeta
è la razza umana, e allora marciano gli Ent.

Non sono sempre i re a vincere in battaglia
il popolo alle strette spolvererà la forca.
Ma questa volta i re s’inchinano ai giganti.
Quando la Terra scalcia, marciano gli Ent

contro la piaga della sovrappopolazione
lo spreco di energia, la contaminazione
l’occhio di Barad-dûr, la disinformazione.
Quando la corda si spezza, marciano, marciano gli Ent.

La sentenza è stata pronunciata
senza possibilità di resa, perché
Il vero flagello del pianeta
è la razza umana, e allora marciano gli Ent.

L’indolenza è la rovina del domani.
Ciò che ancor non è, non ci dà preoccupazioni.

Le acque spazzeranno via ogni armata
senza possibilità di resa, perché
l’erba più infestante del pianeta
è la razza umana, e la diserbano gli Ent.

Nella foresta è un dì di festa
il nuovo regno è cominciato.
Gli elfi silvani adesso cantano
giorni e minuti si confondono.

Abeti, tigli, faggi e querce
frassini, aceri e betulle
rivolti verso il sole nuovo
tendono i rami verso il cielo
rivolti verso un mondo nuovo
tendono i rami verso il cielo!

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Perfetta Imperfezione
Nell’oceano della nostra imperfezione
perfettamente umana come un’emozione
a volte scorgo quella bianca balena
che s’inabissa alla comparsa di un amore.
C’è troppa calma nella spiritualità.
A te, che soffi vento alle vele, prometto una perfetta imperfezione.

Nell’assoluta e poco eterea comprensione
il bene, come il male, è una convenzione.
In questo grande sillogismo esistenziale
rimane vivo chi non smette di sognare.

Navigando nell’oceano cerebrale
facendo rotta dove ghiaccia la ragione
vedo ancora quella bianca balena
che nuota immersa nell’aurora boreale
e si avvicina per lasciarsi accarezzare.
Ti porto oltre i confini di questa perfetta imperfezione.

Solo al cospetto dell’abisso primordiale
davvero ci si può specchiare nell’aurora boreale.

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Piccoli navigli
Santa Maria delle Grazie a Milano, tu che sei nata là
venisti al mondo su un palmo di mano teso sulla città.

Tanti pittori dipingon’ Milano, quella che non c’è più.
Puoi respirarne l’antico ricordo che impregna le vesti d’un sciur.

Ma noi come piccoli navigli impariamo a navigare in solo sette settimane.
Lascia che ti offra il braccio, e torniamo a passeggiare tra le polveri sottili.

Che bei colori ha mischiato Milano quando ha dipinto te.
Forse voleva mostrare ai turisti che posto più bello non c’è!

Ma noi come i piccoli navigli impariamo a navigare con la mano nella mano.

Tra le isole d’asfalto
ci sono mari di lampioni
con fondali di vetrine
e con branchi di pedoni
che non perdono la rotta
neanche nella nebbia.

Sai, ti ho sognata vestita di niente, solo di castità
sopra la guglia più alta del Duomo a dominar’ Milan’!

Ma noi come i piccoli navigli impariamo a navigare in solo sette settimane.
Ma noi come i piccoli navigli impariamo a navigare, navigare e navigare…

tra le polveri sottili
lì vicino ai i grattacieli
ci sono boschi verticali
e foreste alimentari
sostenibili visioni
e ti scopri innamorato anche della nebbia.

Ma noi come i piccoli navigli impariamo a navigare in solo sette settimane.
Ma noi come i piccoli navigli impariamo a navigare, navigare e navigar’!.

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Sirene
(Il passo dell’Odissea è nella traduzione inglese di Samuel Butler)

Dalle onde un canto di sirene, tra le stelle, indica la via.
L’illusione di una vita intera può salvarti o perderti.

Come here Ulysses listen to our voices
No one ever sailed past us without,
staying here to hear
the enchanting mermaid’s song
draw near, bring, your ship to the sea.

Questo mare è pieno di sirene che non piangeranno mai per te.
Chi ti inebria solo di parole spesso vuole affogarti.

Come here Ulysses listen to our voices
No one ever sailed past us without,
staying here to hear
the enchanting mermaid’s song
draw near, bring, your ship to the sea.

Dalle onde un canto di sirene, tra le stelle, indica la via.
L’illusione di una vita intera può salvarti o perderti.

Ma questo mare è pieno di sirene che non piangeranno mai per te.
L’illusione di una vita intera può lasciarti vivere.

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Lete
(Canone enigmatico, presente solo nella versione stereo di Elettro Acqua 3D. Risolvi l’indovinello sonoro e libera i versi di Lete)

“Alla fine del viaggio un canto di Sirene,

conduce alla valle solcata da Lete.

Così il navigante inverte la rotta errante

e si specchia nell’acque divine e segrete.

Due mari diversi, ma poi sovrapposti

rivelano il suono dei versi nascosti”

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