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L’Idromele del Valhalla!

Greci e Romani la chiamavano “nettare”, per i Vichinghi era il “dono di Odino”: mito e ricetta della bevanda che per gli antichi infondeva l’ispirazione poetica negli uomini.

We come from the land of the ice and snow,
From the midnight sun where the hot springs flow.
The hammer of the gods will drive our ships to new lands,
To fight the horde, singing and crying: Valhalla, I am coming!
Immigrant Song, Led Zeppelin

Valhalla

La sala del Valhalla (Odino seduto sul trono)

Dopo l’assenzio, parliamo di un’altra bevanda “poetica”: l’idromele, che nell’antichità era associata alla poesia stessa.
La mitologia classica racconta di una bevanda color miele che spopolava fra i convitati dei sontuosi banchetti dell’Olimpo. Veniva chiamata “nettare”, ma non è da non confondersi né con l’”ambrosia” (il cibo degli Dei), né con il più prosaico “Grand Soleil – Il nettare degli Dei”, surrogato di gelato promosso da Antonella Clerici (lol).

Scherzi e “trash” a parte, molti studiosi sono portati a pensare che l’ambrosia non fosse altro che miele, e che il nettare non fosse che una variante classica del più notoriamente germanico e celtico idromele (bevanda che tuttavia si presume fosse già in voga nella Creta minoica e tra popolazioni africane che vissero ben prima del terzo secolo a.C.) .


[Inciso, per i profani dell’indo-europeismo: si definiscono “germaniche” tutte le antiche popolazioni con lingua derivante dal “proto-germanico”, grosso modo tutte quelle dell’Europa centro/settentrionale, ivi comprese quelle parlanti il “norreno o antico nordico”, tra cui quelle vichinghe, anglosassoni e germaniche continentali.]

Nelle saghe nordiche, Odino, il capo delle divinità di Asgard, è anche conosciuto come il dio che ha portato l’idromele agli uomini. Tuttavia i primi produttori del nettare mitologico furono due nani, Fialarr e Galarr, autori dell’uccisione di Kvasir, l’uomo più sapiente di tutti. Così narra il mito:

A lungo egli andò per il mondo per recare agli uomini saggezza, ed egli venne ospite da due Nani, Fialarr e Galarr, e costoro lo invitarono a un colloquio privato e lo uccisero; fecero scorrere il suo sangue in due recipienti e in una caldaia, essa ha nome Odrerir e i recipienti si chiamano Son e Bodn. Mischiarono il sangue con del miele e ne venne quell’idromele che chi ne beve diviene poeta e uomo sapiente. I Nani raccontarono agli Asi che Kvasir era soffocato nella sua stessa sapienza, poiché non c’era nessuno tanto saggio da poter attingere al suo sapere .
Edda in prosa di Snorri Sturluson

Idromele

Idromele aromatizzato

Fialarr e Galarr, non paghi dell’assassinio di Kvasir, uccisero anche il gigante Gillingr e sua moglie Fialarr, rea di piangere troppo rumorosamente la morte del marito. La loro follia omicida venne però frenata dal gigante Suttungr, nipote di Gillingr che, dopo aver incatenato i nani a uno scoglio, decise di liberarli soltanto in cambio del prezioso idromele da loro prodotto; da questo episodio deriva la “kenning”(figura retorica della poesia nordica antica) che identifica la poesia, e indirettamente l’idromele, come “sangue di Kvasir’, “bevanda dei Nani” e “veicolo (grazie a cui Fialarr e Galarr si liberarono dalla roccia) dei Nani“ .

Se Kvasir fu l’involontario responsabile della nascita dell’idromele, Odino fu colui che portò l’ambrata bevanda agli Asi (la famiglia principale delle divinità norrene) e agli uomini. Al termine di un inseguimento fra lui e Suttungr – entrambi si erano trasformati in aquila – il Dio, che aveva rubato la preziosa bevanda e la stava conservando in bocca, ne lasciò cadere qualche goccia sulla terra:

Nondimeno egli fu tanto prossimo a essere preso da Suttungr che lasciò cadere all’indietro un po’ di met, e nessuno se ne avvide, e lo ebbe chiunque ne volle. Noi la chiamiamo ‘la parte del poetastro’. E Odino donò l’idromele di Suttungr agli Asi e a quegli uomini che sanno poetare. Per questo noi chiamiamo la poesia ‘preda’ oppure ‘scoperta’ di Odino e ‘sorso’ di lui e suo ‘dono e anche ‘bevanda degli Asi’.
Edda in prosa di Snorri Sturluson

 

Odino versa l'idromele sulla Terra

Il mito di Odino e Suttungr.

Le ancelle destinate a versare l’idromele ai prodi guerrieri banchettanti nel mitico Valhalla (palazzo di Asgard) erano invece le Valchirie, rese celebri da Wagner nell’omonima “cavalcata”.
Più storicamente, l’idromele (inglese “mead”, norreno “mjød”) era una bevanda fatta di miele, acqua e lievito, e resa più accattivante dall’aggiunta di spezie, frutta o malto; le popolazioni germaniche erano solite consumarla nella “Sala dell’Idromele”, luogo adibito alle feste, presente anche nel palazzo danese di re Hrothgar nel Beowulf oppure in quello di Theoden, re di Rohan, ne Il Signore degli Anelli.

Ricostruzione di una Sala dell'Idromele

La ricostruzione di una sala dell'idromele vichinga.

Prima di darvi appuntamento al prossimo articolo, vi propongo due rivisitazioni dell’Idromele in chiave moderna, provenienti dai “polverosi tomi ricettari” di Francesca che, negli ultimi mesi, mi sta rifornendo di liquorini caserecci e, appunto, del delizioso idromele che vedete nella foto (a proposito, per chi volesse fare richieste di ricette (o di liquorini), questa è la sua nuova fan-page di Facebook, denominata appunto I cioccolatini e liquorini di Franci).

Idromele di Franci

L'idromele preparato per me da Francesca

Da Liquorini e grappe da fare in casa di Zelig Editore

Ingredienti: 400 gr del miglior miele – 2 gr di scorza di cannella – 2 chiodi di garofano – la scorza di 1 limone – 3,5 dl di alcool – 1 l d’acqua.

Questo liquore è uno dei più antichi, ed era tanto gradito che Greci e Romani lo chiamavano anche “nettare degli dei”, attribuendogli proprietà magiche e anche divinatorie.
Era spesso servito durante le feste nuziali, che nell’antichità potevano durare un intero ciclo lunare, cioè circa un mese: sembra che proprio da questo derivi il nome di “luna di miele”, usato per indicare il periodo immediatamente successivo alla cerimonia di nozze, quando gli sposi novelli continuavano (per fortuna oggi in forma privata) i festeggiamenti per la loro scelta di vita.

Lasciate dunque macerare nell’alcool per 10 giorni la scorza di limone, la cannella e i chiodi di garofano dentro un vaso chiuso.
Trascorso questo periodo filtrate, unite il miele all’acqua e fare bollire fino a che il volume non si sarà ridotto della metà; lasciate raffreddare e versare questo sciroppo nell’alcool aromatizzato, quindi imbottigliare ermeticamente o chiudendo con sughero e ceralacca. Aspettare un paio di mesi prima di consumare il liquore

Da Il libro dei liquorini datti in casa d’erba, frutta e... di Giunti Demetra

Ingredienti: 3,5 dl di alcool – 400 gr di miele – 2 gr di corteccia di cannella – 0,5 gr di chiodi di garofano – la scorda di 1 limone – 1 l d’acqua.

Era questa la bevanda degli Dei tanto decantata da Platone? Chi ne prova il sapore sarebbe tentato di rispondere di sì.

Fare macerare nell’alcool, in un vaso di vetro che poi chiuderete ermeticamente, la corteccia di cannella, i chiodi di garofano e la scorza di limone (solo la parte gialla) per 10 giorni.
Trascorso questo periodo filtrate con cura utilizzando eventualmente un filtro di carta o di tessuto. Mescolate il miele con 1 litro di acqua e fate bollire fino a ridurre di metà il volume della soluzione; lasciate intiepidire e versatela nel macerato. Quando si sarà bene raffreddato versare l’idromele in bottiglie di vetro scuro e chiudendole con cura. Questo liquore è ottimo anche come ricostituente.

 

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