Milano uccide Scimmie, cuore musicale del Naviglio Pavese

«I costi ormai sono insostenibili, ci arrendiamo». Con queste parole Sergio Israel ha annunciato la chiusura di Scimmie, da 34 anni, punto di riferimento musicale del Naviglio Pavese, nonché fucina di talenti. Un infarto nella nebbia: non quella atmosferica e cara ai lumbard, ma quella cinica, istituzionale, senza patria o Pianura.

Ho conosciuto Sergio e la sua consorte Monica nel 2012, in occasione della presentazione del mio cd d’esordio. Scimmie è stato il primo locale a cui mi sono rivolto, perché, da buon milanese, volevo essere “battezzato” in un posto che per me avesse un valore storico. Chiesi di potermi esibire sul barcone, nel mezzo del Naviglio, arteria artistica di Milano, in quello che per me era il migliore dei palchi desiderabili per l’occasione.

Barcone Scimmie

Il barcone sul Naviglio delle Scimmie.

Dopo 34 anni Scimmie chiude per cause di forza maggiore. Ed è triste constatare una volta di più che il fermento culturale, la tradizione musicale, la milanesità artistica non sono più parte di quel grande codice Iban che è diventata Milano (e doppiamente sfigati sono quelli della mia generazione che tutto ciò l’hanno solo sentito raccontare, sognato e mai vissuto).

In una città dove c’è tanto nazionale e poco locale, dove c’è spazio per i numeri e poco per le persone, le belle parole, gli ideali e gli intenti trovano ancora posto solo nelle campagna elettorali, grandi vetrine del mainstream con innanzi il cartello “guardare ma non toccare”. E la cosa peggiore è che rileggendo quanto ho appena scritto, trovo tutto estremamente banale e senza verve. Nulla di nuovo: da assuefazione alla delusione politica.

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra?”… L’è istess!

Le ragioni per cui Scimmie chiude la propria dimora sul Naviglio sono documentate nell’intervista rilasciata il 10 aprile da Sergio Israel al Corriere della Sera (clicca qui).

Io invece, con orgoglio, pubblico i preziosi ricordi che mi legano al locale, a cominciare dal videoclip “L’arte di arrangiarsi”, dove mi esibivo innanzi alla platea “vuota” di Scimmie. Il chè era voluto – data la tematica del testo – ma, ahimé, non volutamente profetico in senso stretto.

Guardatevi anche l’intervista che feci a Sergio, memoria storica della musica meneghina, benché genovese di nascita. Ogni volta che mi racconta gli aneddoti di altri tempi palpitanti mi trovo a invidiare la generazione dei miei genitori, quando le forme di espressione artistica erano “anche” lotta, ideologia e ribellione. Ora è tutto un grande libro di marketing aziendale, pubbliche relazioni e personal branding. Che tristezza…



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