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Giovani, diciamo addio alle pensioni (o quasi)!

Nell’articolo le inquietanti previsioni previdenziali per i giovani under35 emerse dal Rapporto Censis/Unipol 2011.

 

WWF Pensioni
Pensioni, razze in estinzione.

Se io fossi un parlamentare, dopo cinque anni di mandato chiuderei baracca e burattini e me ne andrei in qualche atollo esotico a sbrodolare sul pancione abbronzato succhi tropicali e acqua di cocco. Ne avrei ben donde, dato che dopo appena un lustro avrei diritto a una lauta pensione vitalizia (vedi articolo del 15 aprile).

Tuttavia, dato che (per ora) non sono né deputato, né senatore, mi trovo a dovere fare i conti con un futuro che più che a un sabbioso e profumato atollo si prospetta pantanoso e maleodorante come il terreno adiacente al tubo rotto di una cloaca urbana.

In altre parole – e perdonate la finezza – è proprio tra le esondazioni fognarie che siamo destinati ad arrancare noi giovani d’oggi e anziani di domani, almeno stando a quanto ci fa sapere l’annuale «Rapporto sulla situazione sociale del Paese» del Censis, documento che da decenni è considerato come l’oracolo dell’interpretazione della realtà italiana.

Inciso: per chi non lo sapesse, il Censis non è una sorta di moderno Nostradamus e nemmeno un collega del colonnello Giuliacci, bensì il Centro Studi Investimenti Sociali, istituto di ricerca socio-economica fondato nel 1964. Ergo, una fonte attendibile.

IL RAPPORTO CENSIS
Dunque armiamoci di sorriso e prepariamoci ad accogliere la lieta novella targata Censis 2011 e proferita in collaborazione con l’Unipol nell’ambito del progetto «Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali». Cito il comunicato stampa ufficiale:

– Il 42% dei lavoratori dipendenti 25-34enni di oggi andrà in pensione intorno al 2050 con meno di 1000 euro al mese.

– Attualmente i dipendenti in questa fascia di età che guadagnano una cifra inferiore a 1000 euro sono il 31,9%. Ciò significa che in molti si troveranno ad avere dalla pensione pubblica un reddito addirittura più basso di quello che avevano a inizio carriera.

– E la previsione riguarda i più «fortunati», cioè i 4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro, con contratti standard: poi ci sono un milione di giovani autonomi o con contratti atipici e 2 milioni di giovani che non studiano né lavorano.

– L’Italia è uno dei Paesi più vecchi e longevi al mondo. Nel 2030 gli anziani over 64 anni saranno più del 26% della popolazione totale: ci saranno 4 milioni di persone non attive in più e 2 milioni di attivi in meno. Il sistema pensionistico dovrà confrontarsi con seri problemi di compatibilità ed equità.

– Se l’eventualità di essere colpiti da una malattia rappresenta la paura per il futuro più diffusa (preoccupa il 38,4%), la non autosufficienza è il principale timore delle persone con più di 65 anni (53,1%), mentre i giovani temono di più la perdita del lavoro (46,7%). Il valore dell’assegno pensionistico futuro preoccupa meno: solo il 12%. Ma non c’è un’idea chiara di quanto ammonterà la propria pensione: quasi il 70% non sa a quanto corrisponderà rispetto all’ultimo stipendio percepito.

CONCLUSIONI
La mancanza di consapevolezza dei probabili scenari futuri è un nostro peccato veniale di gioventù che tuttavia potrebbe risultarci doloroso in futuro. L’età pensionabile ci appare lontana, ma se non apriamo gli occhi e non agiamo subito, potrebbe diventarlo sempre di più, e non soltanto in termini di attenzione. Già adesso la Finanziaria 2011 prevede un graduale slittamento dell’età pensionabile in funzione delle maggiori aspettative di vita, figuriamoci tra trent’anni.

Se tanto mi da tanto’ dovremo decurtarci gli stipendi fino a 70 anni, per pagare i contributi e avere in cambio, per i più fortunati, meno di 1000 euro mensili (che non serviranno neppure a pagare un eventuale ospizio). E tra l’altro, non è nemmeno detto che tutti abbiano il “privilegio” di potere pagare i contributi, dato che di questi tempi il lavoro “in regola” è in via d’estinzione come il Panda gigante del Sichuan (quello nel logo del WWF).

ulla al ponte

Le prospettive previdenziali di un trentenne

Non ci rimane che vincere al Superenalotto, staccare un biglietto per Montecitorio o irrompere nelle dispense ducali e prenderci il pane con la forza dei forconi. L’alternativa è sperare nella divina provvidenza (ma “storicamente” paiono funzionare più i forconi) oppure attendere che nella nostra foresta di Sherwood compaia un novello Robin di Locksley.
L’opzione del politico assennato che pensa ai suoi committenti (noi popolani) ovviamente è da scartarsi a priori, in quanto cittadino del reame di Utopia.

Invitandovi a riflettere se, con tali premesse, abbia ancora senso versare i contributi all’Inps, vi lascio riportandovi una massima di un mio anziano ex-datore di lavoro:

“Come disse Napoleone scendendo dal mulo,
anche questa volta l’abbiam preso in…”

Alla prossima!

 

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