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“Ho conosciuto Tolkien!”

Le interviste a due ex-colleghi del celebre professore di Oxford, autore de Il Signore degli Anelli e padre del Fantasy!


Marco di Noia

Alcune delle mie vite (nella foto 2008, sono seduto sulla panchina preferita di Tolkien al Merton College).

Finalmente mi sono deciso a pubblicare anche sul mio blog personale, un articolo che scrissi in una delle mie vite passate (lol), per l’esattezza quella da dottorando di ricerca in culture e letterature comparate (2006-2009). Reperii il materiale per questo testo a Oxford, durante il mio semestre di studio a Cardiff come phd visiting student.

L’articolo che leggerete è stato pubblicato nel Regno Unito dalla Tolkien Society (Marco di Noia, “Best wishes from Thorin and Company! – Following Tolkien’s trails in Oxford” , Amon Hen n.212 – 2008) e in Italia dalla Società Tolkieniana Italiana (Marco di Noia, Sulle orme di JRR Tolkien: la Oxford del Professore, Terra di Mezzo n.26 equinozio di primavera – 2009) e dal n.5/6 di dicembre 2008 del periodico bimestrale ViviLombardia. Naturalmente è presente anche sulla mia tesi di dottorato “La genesi letteraria e mitologica delle specie e delle razze fantastiche di Arda – Comparazione antologica del processo creativo di JRR Tolkien”.

Quella che leggerete è la versione estesa dell’articolo che comprende, oltre alle interviste ai prof. Courtney Phillips e Roger Higfield anche una sorta di report/diario sulle mie indagini ad Oxford.

 

Oxford, 24 aprile 2008 – <<Mi dica innanzitutto come se la cava con la lingua inglese? Se non capisce qualcosa me lo dica che gliela ripeto>>. E gli occhi marroni dell’anziano signore s’illuminarono, come se stesse accendendo i riflettori su un passato lontano, una gioventù, una vita intera, trascorsa fra busti e toghe di pietra, guglie pallide e prati verde brillante rasati al millimetro. Il professor Courtney Phillips stava sfogliando velocemente le pagine dei suoi ricordi con la lucidità che soltanto una mente allenata può permettersi all’età di 83 anni. <<Dunque, Oxford è cambiata molto dai tempi in cui io e il professor Tolkien giocavamo a squash nei campi da gioco di questo edificio…>>. E le pareti della Common Room dei Fellows del Merton College si trasformarono d’incanto nell’accogliente sala da pranzo di Bag End (Casa Baggins), mentre io, come un piccolo hobbit, mi apprestavo ad ascoltare i racconti del mio Mr. Bilbo Baggins in giacca e cravatta. Ma questa, sebbene forse sia la più interessante, è soltanto l’ultima tappa di una serie di eventi cominciata dieci giorni prima, con il mio arrivo a Oxford.

Dopo mesi di contatti e innumerevoli e-mail inviate ai membri di mezza Facoltà di Inglese, riuscii a pianificare due settimane di ricerca nella “city of dreaming spires”, con la benevolenza di alcuni professori oxoniensi interessati ad aiutarmi nei miei studi di dottorato incentrati sulle opere di JRR Tolkien.

I miei giorni a Oxford, trascorsero intensamente per lo più fra le seicentesche pareti e gli scaffali della Bodleian Library, la biblioteca pubblica più vecchia del mondo, le stanze del St. John’s e del Linacre – college dove professano i guru della tradizione norrena, Carolyne Brown e Heather O’Donoghue – e le sale del Pembroke e del Merton, che beneficiarono delle lezioni di Tolkien, per circa 40 anni.

Due settimane, a dire il vero, non sono molte, ma se sfruttate saggiamente, in questa capitale di cultura, permettono di consultare importanti libri difficilmente visionabili altrove e reperire documenti preziosi.

Decisi di impiegare il mio tempo libero, cercando materiale per un articolo riguardante le tracce lasciate da Tolkien durante la sua lunga permanenza a Oxford. Una missione, quella di trovare nuove informazioni su un autore sul quale è stato scritto tanto da tanti, che potrebbe apparire impossibile ovunque, ma non a Oxford, città che, brillando di luce propria, non è motivata a setacciare e mettere in piazza ogni minima informazione legata ai suoi illustri cittadini. Così gli unici smaniosi di sfoggiare i “campioni” oxoniensi sono gli organizzatori dei tour per turisti che offrono gite attraverso i luoghi legati agli Inklings, all’Alice di Lewis Carroll o ai film di Harry Potter; un orgoglio che invece si manifesta relativamente a livello accademico, dove la maggior parte dei professori guardano a Tolkien come a un professore dalla scarna lista di pubblicazioni scientifiche, reso celebre da una letteratura “poco oxoniense“. D’altro canto ciò fa parte di Oxford e del suo fascino: professori di fama internazionale, studenti destinati a occupare i vertici della classe governativa britannica e una certa dose di altezzosità che fornisce fumo ad un arrosto che, tuttavia, oggettivamente esiste. A Oxford un professore è solo un professore, e il fatto che questo abbia cambiato e influenzato la vita dei giovani di diverse generazioni con i suoi libri, non è abbastanza per evitare che le case in cui egli dimorò, vengano vendute o affittate e trattate come abitazioni qualunque.  E non ci si può stupire quindi se al Pembroke College, dove Tolkien insegnò per 20 anni filologia anglosassone, non si trova traccia alcuna del suo passaggio, né nell’edificio e neppure nella memoria dei suoi attuali studenti: <<Davvero Tolkien ha insegnato qui? Per 20 anni??? Oh, non lo sapevo? Tu lo sapevi Becky? Cool!… Chiederemo ai professori!>>. Ma Oxford è una storia gloriosa, che fra guglie da sogno, il Tamigi e i suoi 39 college universitari, rimane indifferente al “dolce incenso” che nel resto del mondo arriva al naso degli idoli, suoi figli. E che gli interessati, per lo più forestieri, si divertano pure in una caccia al tesoro fra manoscritti, collezioni speciali e hall di harrypotteriana memoria!

Il cimitero di Wolvercote

Il mio primo “incontro” con Tolkien, dunque, non avvenne fra i mattoni giallognoli del Pembroke, dove fui ospite di una gentile studentessa gallese che studia l’Italiano, bensì fra le sobrie e annerite lapidi del Wolvercote Cemetery. Il cimitero si trova appena fuori Oxford, lo si raggiunge  in una quindicina di minuti con l‘autobus 2 o con il 2A.  Appena passato l’ingresso ci si trova innanzi alle targhe di “Miglior cimitero dell’anno” per il 1999 e il 2001… una sinistra graduatoria sui cui criteri di premiazione ho preferito non indagare, lasciandoli avvolti nella bizzarria di alcuni vezzi britannici.

La tomba di JRR Tolkien

Vicino alla tomba di JRR Tolkien.

In ogni modo, mi sarei aspettato di trovare la lapide di Tolkien dopo un lungo cammino, magari affollata da nugoli di ammiratori di ogni nazionalità; e invece grazie alle funzionali frecce da percorso montano del cimitero, mi bastarono solo pochi minuti per raggiungere un campo di lapidi e croci di pietra, immerse nel silenzio. Non c’era nessuno! E così potei porgere indisturbato i miei saluti  al Professore.

A dire il vero, la lapide sotto cui riposano Tolkien e la moglie Edith, non si distingue dalle altre, se non per essere un po’ più linda e fresca. E’ tutto sommato essenziale, senza sculture, statue e nemmeno fotografie commemorative, ma soltanto qualche piantina – o piccoli cespugli che dir si voglia – poche lettere ingiallite, diversi ceri spenti,  un paio di pupazzetti inzuppati dalle costanti piogge primaverili e un rosario; incisa con lettere nere, balza all’occhio la nota epigrafe “Edith Mary Tolkien Luthien 1889 -1971 John Reul Ronald Tolkien Beren 1892-1973”. Decisi anche io di lasciare qualcosa, così presi l’unico pezzo di carta di cui disponevo (la  ricevuta di The Roots of the Mountains, libro richiesto alla Bodleian Library e scritto da William Morris, uno degli autori più amati da Tolkien), scrissi il mio saluto elfico “Elen sila lumen omentielvo”, e lo deposi sotto un aquilotto di stoffa affinché, con l’efficienza e la tempestività di un Thorondor novello, proteggesse il mio messaggio dai dispetti del vento. Me ne andai accompagnato da una sottile pioggerellina primaverile, nel silenzio con cui ero venuto.

Gli archivi bodleiani e la Tolkien’s special collection

I manoscritti originali, i disegni e gli scritti inediti di Tolkien sono sostanzialmente conservati in tre posti, separati da migliaia di chilometri: la Marquette University di Milwaukee negli Stati Uniti, la Bodleian Library di Oxford e, così si dice, la biblioteca personale di Christopher Tolkien in Francia.

La Bodleian Library, per la precisione la New Bodleian Library, offre per rilevanti ragioni, spesse volte legate alla stesura di libri critici, la possibilità di consultare alcuni dei manoscritti di Tolkien ivi conservati. L’accesso agli archivi non è tuttavia un’impresa semplice. La Biblioteca richiede una lettera referenziale scritta da un professore che attesti  le conoscenze paleografiche del candidato, e, soprattutto, valide motivazioni. In altre parole i fogli delle lezioni, gli appunti e le bozze scritti da Tolkien di proprio pugno – o macchina da scrivere – vengono mostrati solo per oggettive necessità accademiche e non per semplice curiosità o ragioni di scarsa rilevanza scientifica, tanto più se non si è parte del sistema collegiale di Oxford. Ciò premesso, qualora si fosse ammessi alla consultazione, non si sarebbe comunque liberi di utilizzare il materiale a proprio piacimento, poiché il copyright su ogni documento prodotto da Tolkien, a prescindere da luogo in cui questo è conservato, è tutelato dalla stretta e rigida morsa del Tolkien Estate.

Tuttavia, sebbene la mia ricerca non richiedesse la visione dei manoscritti, mi fu concesso – o meglio, non fui diffidato dal farlo – di fotocopiare la lista con il contenuto dell’archivio bodleiano tolkieniano in vista di futuri lavori.

Gli scritti di Tolkien sono conservati nella sezione denominata Western Manuscripts, sotto la responsabilità della professoressa Judith Priestman, che per prima mi parlò della Tolkien’s special collection conservata presso la Biblioteca della Facoltà di Inglese dell‘Università di Oxford.

Di fatto, i tre grandi edifici che compongono la Bodleian Library (Old e New Bodleian e la Radcliffe Camera) non sono le uniche biblioteche presenti nella città. Ogni facoltà possiede una sua ampia e preziosa biblioteca indipendente, così come ognuno dei 39 college. Se si considera poi che gli edifici della Bodleian Library, le facoltà e i college si trovano tutti nel centro della città, allora si può affermare che nel raggio di pochi chilometri è racchiusa una quantità inimmaginabile di libri, tale da soddisfare le esigenze di qualsiasi ricercatore.

Busto Tolkien

Il busto di Tolkien presso la Facoltà di Inglese dell'Università di Oxford.

Nella fattispecie, la Facoltà di Inglese, è locata a poco più di cinque minuti a piedi dalla Bodleian Library, e nei suoi sotterranei sono contenuti i 267 libri della così detta “biblioteca celtica” personale di Tolkien, che il professore donò all’Università, nonché un’ingente quantità di libri norreni.

Decisi così di recarmi presso la biblioteca per informarmi meglio sulla Tolkien’s special collection. Mostrai le mie credenziali alla dottoressa Sue Usher, responsabile della Biblioteca, che con un’inaspettata accondiscendenza e cortesia mi concesse il privilegio di consultare un paio dei Suoi libri.

Scelsi di visionare un volume contenente La storia della Genesi e dell’Esodo, I poemi minori di William Lauder e Lancelot of the Laik, e una versione in latino dell’Acrene Riwle.

Compilai una nota in cartacarbone con i miei dati e la mia richiesta e la diedi alla signora Usher che si assentò per pochi minuti, scese nel sotterraneo e riemerse con due libri.

Me li mise fra le mani, con uno sguardo di genuina compartecipazione alla mia emozione che, seppur controllata e velata da una maschera di accademico distacco e noncuranza, evidentemente traspariva. D’altro canto non capita tutti i giorni di poter sfogliare due libri appartenuti all’autore votato in patria come il migliore del XX secolo e che, soprattutto, rappresenta il proprio oggetto di studio da due anni a questa parte.

Il mio stato d’animo, misto a euforia e reverenza, non fece altro che amplificare la cura e la timidezza con cui sfogliavo quei libri, che già il tempo aveva reso fragili e ingialliti, e che perciò, sarebbero stati preziosi anche a prescindere dal loro illustre possessore .

Fra i due volumi, l’Acrene Riwle era quello meno corposo e meglio conservato. Sul frontespizio recava la firma a penna di Tolkien, e alcune annotazioni a matita che, nella maggior parte dei casi, rappresentavano le traduzioni di parole latine. Il secondo volume, più grosso, aveva un aspetto decisamente fragile, ed era firmato a matita, con una calligrafia più curata e pittoresca della precedente, tanto da sembrare stampata.

Dopo averli osservati per una decina di minuti, riposi i libri fra le cure di Sue Usher, chiedendole la possibilità di fotografare i frontespizi autografati per Terra di Mezzo. E fu proprio questa richiesta la causa del mio primo scambio di e-mail con il Tolkien Estate, che mi fece verificare in prima persona la notoria possessività dei suoi responsabili <<I’m afraid that readers cannot undertake photography>>.

Ciò nonostante, ebbi la possibilità di ritornare presso la biblioteca e consultare altri libri della collezione tolkieniana, nonché di fotocopiare la lista con i 267 libri in essa contenuti, e di scoprire corrispondenze letterarie molto interessanti. Tuttavia tratterò del materiale conservato presso gli archivi bodleiani, dei testi appartenenti alla Tolkien’s special collection e di questa piccola “scoperta“, in un altro articolo e nella mia tesi di dottorato; quanto potrò scendere nel dettaglio della esatta bibliografia, dipenderà molto probabilmente ancora una volta dal Tolkien Estate e dalle Biblioteche.

Le case di Tolkien e Mrs. Muriel Henderson

Tolkien abitò a Oxford dal 1926 al 1973, allontanandosi soltanto per tre anni dal 1968 al 1971; una parentesi trascorsa a Bournemouth, per venire incontro alle esigenze della moglie Edith che aveva problemi di salute e che, come mi fece sapere il professor Malcom Parkes attraverso la Facoltà di Inglese, <<odiava Oxford per lo snobismo che i suoi cittadini mostravano nei confronti di chi non possedeva un alto livello di istruzione>>.

Delle sette abitazioni tolkieniane di Oxford, le più rilevanti, per diversi motivi, sono tre e si trovano a Northmoor Road, Sandfield Road e Merton Street.

Nel 1930 Tolkien traslocò dal numero 22 di Northmoor Road per andare a occupare l’abitazione a fianco: la numero 20. Nei locali di questa villa, dislocata su due piani più soffitta, l’allora professore di anglosassone del Pembroke College visse dal 1930 al 1947, periodo in cui scrisse Lo Hobbit e buona parte de Il Signore degli Anelli. La Northmoor Road dei nostri giorni è una via pacifica, distinta, appartata ma non troppo distante dal centro: una tipica zona residenziale britannica fatta di ville indipendenti, tanti alberi e fiori. Sulla facciata della casa, sopra la seconda fila di finestre e appena sotto al tetto, spicca la Blue plaque, una targa blu elettrico che nel Regno Unito viene applicata permanentemente sui luoghi attinenti ai personaggi celebri.

Dopo la morte di Edith, Tolkien tornò a Oxford dove fu ospitato dal Merton College fino alla fine dei suoi giorni. Così dal 1971 al 1973 egli visse al numero 21 di Merton Street, strada che costeggia una versante dello stesso college e che sbuca su High Street, vicino al Magdalene College, edificio in cui per diciannove anni insegnò l’amico C.S. Lewis.

Purtroppo dell‘appartamento di Merton Street si è persa ogni traccia, tanto che nemmeno i dirigenti del College sono a conoscenza di quali stanze avesse abitato Tolkien. Da allora, come mi fu spiegato dai responsabili del College, l’edificio ha subito diversi cambiamenti interni, e attualmente è destinato agli alloggi studenteschi; appartamenti assegnati a ragazzi che magari, senza saperlo, si trovano a studiare nel posto in cui Tolkien fumava la pipa o in cui elaborava le bozze del Silmarillion.

La mia incursione nella tranquilla Headington, uno dei distretti di Oxford in cui visse Tolkien, fu certamente più fortunata di quelle precedenti. Giunsi così a Sandfield Road, una lunga via, immersa nella tranquillità e nel verde. Abitata da persone facoltose che preferiscono la quiete periferica alla caotica atmosfera studentesca – diurna ma soprattutto notturna – del City Center, è una via abbastanza fuori mano da tenere alla larga almeno una buona fetta di fans pellegrini in cerca di autografi, feticci o semplici chiacchierate. E tanto più lo era 50 anni fa, quando i mezzi di trasporto pubblici non erano onnipresenti come oggi.

La Casa di Sandfield Road

La casa di Tolkien a Sandfield Road

Raggiunsi il numero 76 di Sandfield Road in una tipica giornata inglese in cui le spruzzate intermittenti di pioggia primaverile rinfrescavano il canto degli uccellini appollaiati fra gli alberi in fiore della via.

La casa che un tempo fu abitata da Tolkien non si distingueva dalle altre per particolare grandezza o bellezza, ma soltanto per una targa di pietra su cui vidi scolpiti un drago, una collinetta con un buco per ingresso, un albero sulla sua sommità, la scritta The Hill, i quattro segni cardinali indicati con le rune dei nani e la scritta “J.R.R. Tolkien lived here 1953-1968”. Appena fuori dall’abitazione, erano parcheggiate una Land Rover e una Bmw.

Mi armai di spirito d’inchiesta e bussai alla porta. E, dopo pochi secondi, mi si presentò un uomo sui 35 anni, in pantaloncini corti, ciabatte, maglietta, pizzetto e pancetta. Gli chiesi se nella casa fossero rimaste tracce della vita di Tolkien, ma non fui fortunato perché, come mi spiegò, l‘abitazione aveva cambiato diversi proprietari e del Professore non era rimasto più niente all‘infuori della targa di pietra sul garage. Così, gli chiesi cosa si provasse a vivere nella dimora appartenuta a un sì grande personaggio, e il ragazzo dall’alto (o dal basso) di un’irriverente irriverenza mi rispose <<Niente di ché, è solo una casa come tante>>. Mi consigliò di provare a bussare alla porta della casa di fronte dove viveva una signora che aveva sicuramente incontrato Tolkien.

Seguii il suo consiglio e mi recai dall’altra parte del marciapiede. Vicino al campanello trovai due cartellini con le scritte “Attention: we do not buy or sell at this door” e “Please, press bell (sottolineato) firmly once & wait (sottolineato)”. E siccome non ero venuto per vendere o comperare niente, seguii le istruzioni del secondo cartellino e premetti fermamente il campanello.

Dopo qualche manciata di secondi, mi accorsi di essere osservato da un’anziana signora che faceva capolino dalle tendine della tipica vetrata inglese del soggiorno. Lentamente la donna venne verso l’ingresso aiutata da uno zimmer frame, mi aprì la porta, ma solo a metà. Io compresi la sua diffidenza e cercai di non spaventarla e di metterla a suo agio con tutta la cortesia di cui ero capace. Così, piano piano la fragile nonnina dagli occhi celesti come la sua vestaglietta, prese fiducia e rispose alle mie domande.  << Il professor Tolkien viveva qui di fronte, ma ragazzo mio, io sono tanto vecchia, non mi ricordo più niente…>> mi disse. <<Vediamo era una persona gentile, educata e affabile… ricordo che faceva i lavoretti in giardino… e la moglie era una persona adorabile, la sentivo suonare il piano…>> continuò la signora. <<Lui non amava molto gli scocciatori, e non si faceva trovare in casa… poi aveva una figlia splendida, aspetta come si chiamava? Non mi ricordo più… ah sì Priscilla, vive ancora a Oxford vero?… E aveva anche due figli che venivano spesso a trovarlo… ma davvero figliolo la mia memoria non è più quella di un tempo, mi spiace non mi ricordo altro… solo che la moglie era veramente adorabile>>. Le chiesi se le facesse piacere avere una sua foto su un giornale italiano ed ella, dopo un tenera indecisione iniziale, acconsentì: <<Una foto, ma io non sono più bella come quando ero giovane… se ci tieni però scattamela mentre guardo la casa del professor Tolkien…>>.

Infine, mi disse di chiamarsi Muriel Henderson, di avere 92 anni e di essere la persona più anziana di Headington. Era tardo pomeriggio, lasciai la nonnina alla sua cena e presi l‘autobus per il centro.

Il Merton College e gli alberi di Tolkien

Il Merton College è tra i primi cinque college più ricchi di Oxford, nonché, con i suoi circa 750 anni di storia, il secondo più antico dopo il Balliol. Nel 1945, Tolkien lasciò la cattedra di Filologia Anglosassone del Pembroke per andare a occupare quella di Professore di Lingua e Letteratura Inglese del Merton, dove insegnò fino al pensionamento avvenuto nel 1959. Tolkien, non ebbe mai grandi problemi con il Merton, e mantenne sempre dei rapporti cordiali e amichevoli con molti dei suoi membri, tanto che il college, dopo la morte di Edith, gli offrì un appartamento e due domestici addetti alle sue cure. E, conoscendo il sistema collegiale oxoniense e lo stretto rapporto fra college e fellows, ci si potrebbe anche azzardare a pensare che il Merton avrebbe agito così anche se Tolkien non fosse stato l’autore Il Signore degli Anelli.

Giunsi al college un mercoledì mattina e venni accolto dalla gentilissima Julia Walworth, la responsabile delle biblioteche mertoniane. Fu lei la mia guida attraverso gli antichi palazzi e gli splendidi giardini del college.

Come avvenne per l’appartamento di Merton Street, anche gli interni del Merton College hanno subito diversi cambiamenti negli ultimi decenni. Così, sebbene si sappia che l’ufficio di Tolkien si affacciava sul versante dell’edificio che dà sul vasto prato di fronte al Christ Church College (fu un’espressa richiesta del Professore),  non è rimasta memoria della collocazione esatta della stanza.

La dottoressa Wolworth, mi condusse così a vedere il Fellows‘ Garden (o Rose Lane), un quadrato verde, recintato dalle mura del college, dove fra alberi e cespugli di fiori sono soliti studiare i mertoniani. Sul lato del giardino rivolto verso il prato di fronte al Chirst Church, è poi presente una camminata sopraelevata che costeggia il quadrato, dove in uno degli angoli venne ricavato un semicerchio di panchine di legno con in mezzo un tavolino di pietra. <<Questo pare che sia il posto del college preferito da Tolkien>> mi disse la bibliotecaria <<qui si sedeva a fumare la pipa, a chiacchierare e a guardare l’orizzonte. Gli piacevano gli spazi aperti e il verde>>.

Il posto preferito di Tolkien al Merton College

Il posto preferito di Tolkien al Merton College

Il mio tour del college continuò attraverso altri posti frequentati dal professor Tolkien, come l’antica biblioteca, la cappella e la famosa Hall (una sala da pranzo utilizzata per particolari evenienze, simile a quella di Harry Potter per intenderci) in cui lo scrittore pronunciò il celebre discorso di commiato all’Università di Oxford.

I giardini del Merton College ospitano poi due alberi che hanno assistito a un’ampia porzione di storia del college. Il recinto separante l’edifico dalla strada che conduce al Christ Church, è sovrastato da un  maestoso nocciolo di più di 200 anni sotto il quale attualmente gli studenti leggono e giocano a cricket. Vicino al Fellows’ Garden invece, sorretto da impalcature di metallo e incurvato dal peso dei secoli, vive un moro che risale addirittura al XVII secolo, e che molto probabilmente avrà incontrato l’ammirazione di Tolkien.

Un albero che invece è stato sicuramente amato dal Professore, è il gigantesco pinus nigra, piantato nell’University Botanical Gardens, sotto cui Tolkien era solito rilassarsi, e vicino al quale ha posato per celebri foto. Proprio questo enorme pino, considerato il preferito dello scrittore, pare essere stato una delle fonti di ispirazioni per gli Ent, parola che in anglosassone significa “gigante”.

Oxford ai tempi di Tolkien l’amabile squattrinato “sputacchione” (intervista al prof. Courtney Phillips)

E così giungiamo alla parte finale di questo lungo racconto e alle interviste a due dei membri emeriti del Merton College, i professori Courtney Phillips e Roger Higfield, che per diversi anni furono colleghi di Tolkien.

Il professor Courtney Phillips mi ricevette alle 9.30 di un giovedì mattina presso la portineria del Merton College. Allo scoccare della mezz’ora mi si presentò un anziano uomo alto, arzillo e allegro, vestito di un completo grigio e una camicia giallo pallido. Mi condusse a passo deciso nella Common Room dei Fellows, dove mi invitò ad accomodarmi su una delle accoglienti e panciute poltrone dislocate nella stanza; un salone ampio, ingentilito da piante e quadri, illuminato da generose vetrate, e impreziosito da qualche mobile antico e un tavolo nel centro su cui giacevano sparsi riviste e quotidiani. In perfetto british style.

Una volta accomodatici entrambi, il professor Phillips, docente di chimica in pensione, mi chiese premurosamente lumi sulla mia conoscenza della lingua inglese e, quindi, iniziò il suo racconto, parlandomi dei cambiamenti subiti dall‘Università di Oxford, da quando Tolkien insegnava: <<A quei tempi, gli studenti dovevano osservare rigide regole. Se eri un under graduate (non laureato), non ti era concesso andare nei pub a bere la birra, nonostante magari fossi un reduce della Seconda Guerra  Mondiale come molti studenti in quegli anni. L’Università era popolata sostanzialmente da uomini poiché, dei 35 college, 30 erano maschili e 5 femminili, mentre adesso, con forse l’eccezione di un college, tutti gli istituti accettano sia uomini che donne e la proporzione fra i sessi è bilanciata. In quei giorni, tutti i college, tranne uno, erano aperti agli undergraduate, mentre oggi ce ne sono alcuni come il St.Cross e il Linacre che sono destinati soltanto agli studenti già laureati. Anche il titolo di professore aveva un valore differente: c’era un unico professore per materia in tutta Oxford, eccetto che per quelle più ampie come la Letteratura Inglese, dove ce ne erano più di uno. Oggi, invece, sono molte di più le persone che vengono chiamate professore, similmente a quanto avviene negli Stati Uniti dove “chiunque” può fregiarsi di questo titolo. Quando Tolkien insegnava, i professori dell’area scientifica, ad esempio, non avevano solo il compito di insegnare, ma anche di dirigere il dipartimento. Cosa che invece non toccò fare a Tolkien, essendo docente di Letteratura Inglese>>.

Tolkien J.R.R. - John Ronald Reuel Tolkien

John Ronald Reuel Tolkien

Il professor Phillips prese fiato e continuò la sua accurata panoramica, parlando delle bizzarrie e dell’organizzazione del sistema collegiale oxoniense: <<Le università di Oxford, Cambridge e, probabilmente, anche Durham sono composte dall’unione di diversi college indipendenti; un sistema collegiale inusuale, per cui alcuni istituti sono molto più ricchi dell’Università stessa che detiene quindi una posizione critica. Il St. John’s, ad esempio, è il college più ricco e dispone di un patrimonio di circa 300 milioni di sterline. Il Merton si trova al quinto posto, e possiede proprietà immobiliari e agricole in tutto il paese, e molti investimenti. Tutto ciò appartiene al college e non all’Università; e quindi accade che siano proprio i college più ricchi, come il Merton, ad aiutare i college più poveri in ristrettezze economiche. E’ poi curioso il fenomeno per cui, nonostante la laurea non sia data dai college, bensì dall’Università, molte persone tendano a considerare gli istituti come la propria case e a mettere nel proprio testamento i college al posto dell’Università che li laurea. Ogni college è diretto da un corpo governativo, consistente in alcuni fellows, che in via teorica dovrebbe essere diretto da un capo chiamato, a discrezione del college, master o president o warden o in altri modi. Nella pratica invece il college non è governato propriamente dal capo, e molte persone che vennero a Oxford per dirigere un rinomato istituto, rimasero deluse nello scoprire che il proprio potere doveva comunque sottostare al volere degli altri fellows, che potevano prendere e imporre decisioni opposte a quelle del massimo dirigente. Comunque, la direzione di un college è una posizione che, se sfruttata saggiamente, può conferire un grande potere>>. Ogni college ha poi in organico, due o tre persone che si occupano soltanto degli affari economici o pratici, e che sono estranee alla vita accademica. I finance bursar, si occupano del business e sono controllati dai fellows che tuttavia non hanno le competenze per intromettersi nella loro amministrazione, se non per consigliare di non investire in particolari paesi a loro antipatici; mentre i domestic bursar curano gli aspetti pratici dell’edificio come la manutenzione di strutture e giardino, l’organizzazione e il menù dei pasti e via dicendo>>. Disse, e continuò la spiegazione entrando nel merito della gerarchia accademica: <<A quei tempi, la cattedra di ogni singola materia era assegnata a un college in particolare, perciò se, ad esempio, un professore di zoologia veniva accettato dall’Università, allora significava che avrebbe dovuto insegnare al Merton, e noi fellows avremmo dovuto accoglierlo volenti o nolenti. C’erano poi dei professori, come il sottoscritto, che erano tutor in una particolare materia, nel mio caso la Chimica. Il tutor non aveva solo il compito di incontrare un undergraduate una volta a settimana per esaminare i suoi progressi nella materia, ma anche di provvedere che lo studente assegnatogli potesse studiare secondo le sue inclinazioni, a prescindere dalla didattica del college. In altre parole, se io, professore di Chimica, avessi accettato di fare da tutor a uno studente che voleva apprendere la Geologia al Merton, allora io, suo tutor, avrei dovuto far sì che l’undergraduate prendesse lezioni di Geologia, e se il college non annoverava in organico un tale professore, avrei dovuto trovarne uno esterno. Ma Tolkien non aveva di questi problemi, poiché non era un tutor e non era coinvolto nell’insegnamento individuale. I fellows invece si dividono in old fellows, ossia il corpo governativo, senior research fellows, i ricercatori, professorial fellows, i professori, e junior research fellows, che rimangono nei college solitamente per poco tempo e per muovere i primi passi nel mondo accademico. Poi, tanto per confondere un po’ di più le cose ci sono altre due classi di fellows che non hanno il minimo potere decisionale: gli emeritus fellows che hanno lavorato nel college per molti anni, come il sottoscritto, e che hanno il privilegio di poter entrare a piacimento nella struttura, senza però aver alcun compito particolare, e gli honoury fellows, studenti dei college che hanno avuto successo nel proprio campo lavorativo, come ad esempio gli attuali capi dei Servizi Civili Britannici e della Difesa, o il capo della più grande compagnia chimica del paese, che erano tutti mertoniani. Ciò premesso, negli anni in cui insegnava al Merton, Tolkien deteneva la cattedra di Letteratura Inglese, e quindi, come fellow, aveva il diritto di essere coinvolto in qualsiasi cosa il College decidesse di fare>>.

 

E con queste ultime parole, l’anziano professore di Chimica, prese a parlare del collega JRR Tolkien: <<A Oxford le lezioni non richiedono le frequenza obbligatoria, quindi il numero degli studenti presenti a lezione varia in funzione dell’attrattiva della materia o dei metodi di insegnamento del professore. Da questo punto di vista, Tolkien era un professore competente ma non particolarmente eccezionale. Mi spiego meglio, l’audience media degli studenti che assistono a una lezione è compresa fra le 20 e le 40 persone; le lezioni quotate possono arrivare a 200, mentre quelle mediocri possono essere frequentate da soli cinque studenti. Le lezioni di Tolkien erano nella media>>.

<<Essendo un fellow del Merton>> continuò divertito il professor Phillips <<avrebbe anche potuto avanzare delle proposte per il bene del College… ma non lo fece mai. Per correttezza, quando gli si chiese di fare qualcosa, la face sempre, ma non prese mai l’iniziativa per, ad esempio, spingere il College ad accettare le donne o a cambiare il giardino e via dicendo. Era comunque una persona rilassata e facile da approcciare per una chiacchierata… Io poi, essendo diventato fellow nel 1948, lo conoscevo bene… anche se non posso dire di essere stato un suo intimo amico, perché appartenevamo a campi di studio molto differenti… Tuttavia, sebbene lui fosse un grande uomo, non mi ha mai evitato pensando “è soltanto un chimico, non ho niente in comune con lui, non voglio che mi rompa le scatole”, ma è sempre stata una persona piacevole>>.

<<A dire il vero era molto difficile da capire>> mi disse quasi sghignazzando << perché ti veniva a parlare molto vicino e aveva anche la tendenza a sputacchiare mentre pronunciava alcune parole… era anche un giocatore di squash di media abilità, ricordo che giocavamo insieme due contro due nei campi del college>>.

<<Quando lo conobbi>> continuò il professor Phillips scavando nei ricordi <<era sempre a corto di soldi… non voglio dire che fosse povero, ma doveva quantomeno fare attenzione alle spese, anche perché aveva una moglie e tre figli a carico, amava fumare la sua pipa e bersi i suoi bicchieri di birra… di fatto, anche se non ricordo di averlo mai visto ubriaco, era spesso brillo… e poi divenne famoso e iniziarono ad arrivare i milioni, ma ormai era vecchio e non ha potuto trarne molti benefici… ha dovuto lasciare tutto ai figli>>.

Rise e si prese qualche secondo di tempo per ricordare altri aneddoti: <<Era un pochino misogino, a dire il vero… non sembrava amare le donne molto. D’altra parte come ti ho detto a quei tempi Oxford era sostanzialmente maschile e ciò portava al cameratismo e a una sorta di maschilismo… Una volta mi raccontò che, quando il college fu aperto alle donne, alla fine di una sua lezione, a una studentessa si ruppero le acque! Al ché tutte le donne abbandonarono l’aula spaventate, lasciando gli uomini e il professor Tolkien ad aiutare la donna nel parto!>>.

<<Era poi noto>> continuò <<che Tolkien dedicasse la maggior parte del suo tempo a scrivere i vari Lo Hobbit o Il Signore degli Anelli, e per questo fu criticato dai suoi colleghi che pensavano che i suoi libri non fossero prettamente lavori accademici, e che il Professore di Inglese dovesse lavorare più su Beowulf o Sir Gawain and the green knight che perdere il proprio tempo con le storie fatate…>>.

<<Anche se poi nei fatti>> proseguì il professore <<era un grandissimo studioso di anglosassone, bravissimo nel ricercare la storia dei nomi dei luoghi… Ricordo che c’era – e c’è tuttora – un villaggio nei pressi di Oxford chiamato Moreton in Marsh, ma che, a causa di un famoso programma radiofonico dal titolo Much binding in the marsh, molte persone chiamavano “Moreton in the Marsh“. Tolkien si prodigò molto per rimarcare che in era la versione antica di hen (in italiano “gallina”) e che quindi il nome del paese significava non “Moreton nell‘acquitrino”, bensì “Moreton l’acquitrino delle galline”>>.

Gli chiesi, quindi, come facesse Tolkien a vivere in ristrettezze economiche nonostante fosse un professore del Merton, e se il successo de Il Signore degli Anelli l‘avesse più o meno cambiato. <<I professori venivano pagati dall’Università non dai college, e con un salario standard da professore>> mi rispose <<i college fornivano i pasti e tutt’al più un ufficio o un appartamento, nulla di più… poi, certamente, più ricchi erano i college e più ricchi erano i banchetti e le stanze… ma lo stipendio era quello di un normale professore… Poi, Tolkien si è sempre comportato da persona normale e come tale era trattato dagli altri membri del College… anche se spesso, come ha fatto lei, venivano persone per avere informazioni sul “grande” Tolkien, e noi non facevamo altro che indicare loro la sua stanza… Persone dal New Messico o dal Sud America venivano qui solo per dirgli che i suoi libri avevano cambiato la loro vita, ma ciò non lo rese diverso … rimase sempre una persona come tutte le altre>>.

<<Mi ricordo>> continuò sorridendo <<che stavo costruendo una canoa, sotto gli insegnamenti di un esperto costruttore di canoe… che poi non era altro che un normale ragazzo… ma il College voleva vincere il campionato universitario di canoa e così fu organizzata una cena speciale per lui. Quando il ragazzo si presentò nella Hall, lo fecero sedere vicino a Tolkien ed egli si girò verso di me dicendomi “Ma questo professor Tolkien è “quel” Tolkien?!?!”. Era al settimo cielo, non ci poteva credere!>>.

Finì la frase sghignazzando e continuò a rispondere alla mia domanda: <<A Oxford a 67 anni si va automaticamente in pensione, a differenza dagli Stati Uniti dove si continua a insegnare finché si campa >> disse ancora una volta ironizzando sul sistema americano <<ma quando morì la signora Tolkien, nonostante egli fosse pensionato da un pezzo, il Merton lo invitò a vivere al college… e lo facemmo perché lo consideravamo  una persona tranquilla, non perché era famoso>>.

Così, gli chiesi se avesse mai letto qualcuno dei suoi libri e se avesse mai discusso con lui delle storie in essi contenute: <<Ho iniziato a leggere qualcosa ma non sono mai riuscito a finire>> rispose <<invece mio figlio è un appassionato e ha una copia autografata de Il Signore degli Anelli… Io non sono un esperto delle sue opere… so che ha costruito un intero mondo, che però esisteva solo nella sua testa e in quella di suo figlio Christopher>> continuò benevolmente ironico <<era una cosa per lo più fra loro due… lavoravano molto insieme, parlavano con lingue speciali e avevano dotato tutto di una logica… ma io non ne sapevo niente… e penso che anche la maggior parte dei fellows non ne sapesse nulla… era un suo interesse privato. Nonostante ne fosse presissimo, a cena non ha mai parlato de Lo Hobbit o de Il Signore degli Anelli o cose simili>>.

Gli chiesi quindi se si fosse mai recato a casa di Tolkien: <<Non chiedeva a molte persone di cenare con lui>> rispose <<nel college era una persona allegra, ma fuori da questo amava molto la riservatezza… era un grande amico di CS Lewis, bevevano sempre insieme al pub The Eagle and Child, ma a parte ciò, era una persona che amava sì socializzare, ma in modo contenuto>>.

Gli domandai quindi se fossero vere le voci, che avevo sentito a Oxford, riguardo un pub crawl* che Tolkien e Lewis avrebbero fatto in Irlanda in una delle trasferte da professori esaminatori e se avesse incontrato di persona anche l’autore delle Cronache di Narnja: <<Un pub crawl in Irlanda? Beh, conoscendoli, è molto facile che l’abbiano fatto veramente, erano grandi amici e grandi bevitori quei due>> disse ridendo <<Lewis l’ho incontrato personalmente un paio di volte, ed era anch‘egli un personaggio celebre… ricordo che quando mi recai in California per il mio professorato, andai a messa in una chiesa locale e il pastore stava parlando di Dio, dei mussulmani e di C.S. Lewis nello stesso sermone!>>.

[* Per chi non lo sapesse, il pub crawl viene solitamente intrapreso da un gruppo di amici che si spostano di pub in pub, spesso, per trangugiare birra in quantità industriale.]

<<Lewis e Tolkien erano poi molto amici anche di Hugo Dyson>> continuò <<una persona che amava parlare molto ma che non era molto intelligente, mentre Tolkien e Lewis sicuramente lo erano… Dyson era un tutor di Letteratura Inglese qui al Merton… un bravo ragazzo, ma parlava moltissimo e senza però dire niente di realmente importante>>.

Fu questa l’ultima cosa che mi raccontò, prima che la fortuna decidesse di sorridermi una seconda volta.

Si aprì la porta della sala in cui eravamo seduti e… <<Salve Roger! Questo ragazzo sta scrivendo un articolo su Tolkien… tu te lo ricordi vero??>>. <<Certo!>> rispose il nuovo arrivato <<Molto bene anche! Era un sub-warden molto disorganizzato!>>.

 Roger Highfield e Courtney Phillips
I professori Roger Highfield e Courtney Phillips

Che fine hanno fatto i manoscritti de Lo Hobbit?? (intervista al prof. Roger Highfield)

Così, un altro emeritus fellow del Merton College, elegantemente vestito, fece il suo ingresso nella Common Room e nel nostro racconto. Il professor Roger Highfield, un anziano signore di 85 anni, due anni in più del professor Phillips, era lo storico e il bibliotecario del College. Entrò lentamente, aiutato da uno zimmer frame, simile a quello che supportava i passi della signora Henderson. Prese un quotidiano dal tavolo e si adagiò sulla poltrona. Io mi alzai e mi avvicinai a lui, e così fece anche il professor Phillips che, giunto al college in bicicletta, pareva godere di una così invidiabile condizione fisica, da sembrare la dimostrazione pratica della locuzione latina mens sana in corpore sano.

<< Era un sub-warden* molto disorganizzato>> iniziò il professor Highfield ricordandosi divertito i bei vecchi tempi <<era nostro costume cambiare sub-warden ogni due anni, facendo sì che i compiti passassero di mano in mano. Durante il suo turno, Tolkien era solito entrare nella meeting room con una bracciata di fogli lavorativi che poi gettava sul tavolo disordinatamente. Era un sub-warden che si impegnava molto, faceva del suo meglio, ma sicuramente non era molto efficiente!>> disse ridendo.

[*Il sub-warden ha il compito di aiutare il warden nella direzione del college. Il sub-warden ricopre diverse mansioni fra cui il preparare il materiale per le riunioni del corpo governativo dei fellows.]

<<Me lo ricordo come un affascinante membro della Common Room*>> continuò con la saggezza di chi critica sorridendo e seriamente apprezza <<tanto che, a pranzo, invitavamo sempre gli ospiti del College a sedersi vicino a lui>>. <<Mi ricordo>> riprese divertito <<che parlava indistintamente! Era molto difficile capire cosa stesse dicendo, e spesso bisognava chiedergli di ripetere… Credeva nella letteratura normanna, nelle saghe norrene, senza pensare minimamente alla Spagna o all’Italia… credeva nell’Islanda, nella Norvegia, nei Vichinghi e ancora nelle saghe…>>. Il professor Highfield fu garbatamente interrotto dal professor Phillips che lo informò, scherzando, della mia nazionalità italiana, affinché non commettesse inconsapevoli gaffe. Si fece una risata, e quindi io gli chiesi un parere sulla religiosità di Tolkien: <<Era un cattolico romano, si adoperò molto quando l’Opus Dei cercò di introdursi a Oxford…>> s’interruppe e si rivolse a me cortesemente <<Opus Dei di cui tu potresti essere un membro magari…>> attese la mia risposta – negativa – e riprese quindi a raccontare.

[*La Common Room è una stanza presente nelle università e nei college britannici, in cui si riuniscono i fellows per discutere della politica del College, leggere il giornale, chiacchierare, guardare la televisione o prendersi semplicemente un tè o un caffé. La stessa stanza in cui fui ospitato per l’intervista, era una Common Room, che però, dati i cambiamenti interni subiti dai locali del Merton, probabilmente, non era la stessa in cui Tolkien espletava le sue mansioni di sub-warden.]

<<Dunque, Oxford si trova sulla linea di frontiera di due grandi diocesi cattoliche, quella di Birmingham e quella di Portsmouth. Così i membri dell’organizzazione religiosa chiamata Opus Dei cercarono di stabilirsi in una delle due città, pensando di acquisire influenza anche su Oxford. I nostri cappellani cattolici però si opposero e persuasero il vescovo cattolico di Birmingham a non dare loro le licenze. Ma l’Opus Dei non si arrese, e decise di rivolgersi al vescovo di Portsmouth, che permise agli uomini dell’organizzazione di istallarsi dalla parte opposta del ponte. Era questo genere di cose che Tolkien prendeva a cuore… la religione, i rapporti con il cappellano dell’università e via dicendo. Non era interessato agli altri affari del College…>> disse serenamente <<…lui era interessato ad andare avanti con i suoi libri! E io lo so bene perché ero solito pranzare con lui e sua moglie nella loro casa di Sandfield Road, dove aveva trasformato il garage in uno studio per continuare a scrivere le sue storie!>>. La conversazione aveva toni allegri, e il professor Highfield sembrava conoscere Tolkien molto bene. Gli chiesi se si ricordasse altri aneddoti: <<Sì certo che me ne ricordo!>> disse con orgoglioso <<A un certo punto sua moglie ebbe dei problemi di salute che la ostacolavano nei movimenti, e così si trasferirono a Bournemouth, in un hotel chiamato Miramar. Edith poi morì, Tolkien ritornò al college e noi lo alloggiammo in un appartamento in Merton Street con delle persone che si prendevano cura di lui>>. <<Seppur anziano, Tolkien era un eccellente membro della Common Room, che frequentava regolarmente>> continuò il professore << e siccome a quei tempi io ero il bibliotecario del college, un giorno venne da me e mi disse: “Roger, vorrei lasciare alla biblioteca qualcosa di mio… vorresti i manoscritti de Lo Hobbit???”. “Certamente – risposi io – niente mi farebbe più piacere, quindi avanti, andiamo a prenderli!!”. Così, mi recai nella sua stanza, ed egli tirò fuori un enorme pila di fogli avvolti in carta da pacchi, che stava in mezzo ad altre pile di fogli simili. Io gli dissi “li metterò al sicuro, questa è roba di grande valore!”, e così feci. Tuttavia, dopo circa un mese, tornò da me e mi disse “Roger, hai ancora quel pacco di fogli che ti ho dato?…Non penso che dentro ci sia il manoscritto de Lo Hobbit, credo che contenga parte del Silmarillion!!”>>. Scoppiamo a ridere tutti e tre, e dopo qualche istante il professor Highfield continuò: <<Così io gli ridiedi indietro il pacco, non potevo fare diversamente d’altra parte… e quella pila di fogli probabilmente rimase in suo possesso finché visse… sicuramente nella nostra biblioteca non c’erano né il manoscritto de Lo Hobbit, né tanto meno parte de il Silmarillion!… Ma, dopo la sua morte, ricevetti una lettera dal suo legale che scriveva: “Sappiamo che siete in possesso del manoscritto de Lo Hobbit, dovete rendercelo subito!”. Così, per una settimana, fummo alle prese con il dimostrare agli avvocati che non avevamo proprio niente!>>. Ci fu un’altra risata collettiva, e quindi, dopo qualche istante, l’anziano professore tornò alla sua storia: <<Qualche tempo dopo raccontai l’avvenimento a Norman Davis, il professore mertoniano di Letteratura Inglese del tempo, grandissimo amico di Tolkien. Dopo aver ascoltato il mio racconto, il professor Davis decise di donare al College una prima edizione de Lo Hobbit con l’autografo di Tolkien e una dedica… in rune!… Tra l’altro il libro dovrebbe essere ancora conservato nella libreria, gliel‘hanno già mostrato?>>. E siccome non ne sapevo nulla, il professor Phillips, premurosamente, si allontanò per organizzarmene la visione. Rimasi solo con il professor Highfield, che mi raccontò un altro aneddoto: <<Tolkien era un fan accanito di Flanders and Swann, un duo di cantanti radiofonici di moda a quei tempi, di cui aveva diverse registrazioni. Così, in occasione del proprio compleanno, decise di invitare Flanders and Swann al Merton. Noi facemmo portare il pianoforte a corda del college nella Common Room, così che Flanders and Swann potessero suonare e cantare le loro canzoni. Penso sia stato un episodio fascinoso… e Tolkien amava molto gli allegri e spensierati testi di Flanders and Swann>>.

L’intervista si spostò quindi sul Tolkien  professore: <<Pubblicò molto poco. E fu criticato per questo!>> mi disse. Così gli chiesi se il professor Tolkien avesse mai reagito a simili accuse: <<Non gliene importava molto… lui era impegnato!>> disse ironicamente <<Era impegnato con Il Signore degli Anelli! I membri della Facoltà di Inglese gli dissero più volte che avrebbe dovuto scrivere sulla lingua inglese, ma lui, d’altra parte, nel suo garage di Sanfield Road era occupato a scrivere Il Signore degli Anelli!>>. Disse ridendo, e proprio sul finire della frase, irruppe nella stanza il professor Phillips che, con l’entusiasmo di un bimbo, mi disse: <<Tra un quarto d’ora le faranno vedere il libro! La aspettano giù in portineria!>>. Così, salutai il professore Higfield che in un italiano stentato mi disse: <<Arrivederci! C’era un tempo in cui io poteva parlare l’Italiano…>>, mi disse spiegandomi di essere stato due anno in Italia, durante la Guerra. Mi congedai e seguii il professor Phillips in portineria, lo salutai e lo vidi serenamente abbandonare il college in sella alla sua bicicletta e con in testa un casco protettivo.

Dopo qualche minuto fui prelevato dalla ormai a me nota Julia Walworth che mi accompagnò in libreria e mi pose fra le mani una copia ingiallita della prima edizione de Lo Hobbit (quella con le foreste verdi e le montagne blu e nere sulla copertina). All’interno, sul frontespizio, c’era scritto a matita “Norman Davis, da JRR Tolkien” e in rune naniche la scritta “Best wishes from Thorin and company!”.

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